6 Dicembre 2024 / ENERGIA - RINNOVABILI

Perché le imprese energivore italiane pagano l’elettricità più cara d’Europa

Non solo le imprese energivore italiane sono storicamente alle prese con l’elettricità più cara d’Europa. Ma nel 2024, anno già difficile per gran parte dei settori manifatturieri colpiti da cali della domanda e incertezze crescenti sui mercati internazionali, i costi nel mercato all’ingrosso della corrente elettrica sono pure aumentati. Il PUN – Prezzo Unico Nazionale è infatti cresciuto mediamente da 0,099 €/kWh di gennaio 2024 a 0,103 €/kWh di giugno a 0,131 €/kWh di novembre (fonte GME – Gestore dei Mercati Elettrici).

In Italia la media del PUN nel 2024 è stata quindi superiore a 100 €/MWh. Per fare un paragone con i principali Paesi industriali in area Ue, in Germania è stata di 70 €/MWh, in Francia di 49 €/MWh, in Spagna di 53 €/MWh, in Polonia di 92 €/MWh.

Si è in attesa da anni della riforma del mercato unico europeo dell’energia. Che dovrebbe portare a un prezzo comune tra tutti i paesi Ue e al decoupling dal prezzo dell’elettricità da quello del gas. La riforma, agognata dalle imprese energivore italiane, è nell’agenda anche della nuova Commissione europea. Ma appare lontana. Politicamente infatti le prospettive di un accordo rimangono deboli.

Perché il PUN italiano è più alto della media europea

Il PUN si forma sulla base delle contrattazioni giornaliere tra venditori e acquirenti e degli interventi di riequilibrio nei servizi di dispacciamento. Fondamentale è il meccanismo del prezzo marginale dell’elettricità, fissato in borsa sulla base del costo monitorato ora per ora delle centrali di generazione meno efficienti.

Il mercato elettrico italiano è ancora fortemente influenzato dal costo della materia prima gas. Ma impatta negativamente anche un livello di interconnessioni elettriche con il resto d’Europa più limitate rispetto ad altri Paesi. Di conseguenza il prezzo nazionale giornaliero dell’elettricità è determinato in Italia da vecchie centrali termiche a turbogas, le più inefficienti.

Il confronto va fatto con Paesi come la Germania che hanno un mix elettrico più simile a quello italiano anziché con la Francia, dove prevale di gran lunga la fonte nucleare.

Il nucleare in Italia è molto al di là dal venire, ammesso che mai ci si arrivi. Le energie rinnovabili sono in aumento, e possono crescere ancora molto per raggiungere gli obiettivi 2030 del PNIEC. Ma sono caratterizzate dall’intermittenza di generazione. E i tempi sono ancora lunghi per adeguare la rete con sistemi di accumulo sufficientemente flessibili ed economicamente convenienti da far entrare in funzione nelle fasi di picco di generazione delle fonti rinnovabili (batterie ed eventualmente idrogeno).

Gli operatori di molte imprese energivore italiane, come per esempio le fonderie, auspicano che nel mercato si arrivi comunque presto almeno a suddividere i prezzi dell’elettricità tra fonti rinnovabili e non rinnovabili. Nel confronto con la Germania alcuni poi sostengono che il vero motivo per cui il PUN italiano è storicamente più alto è dato dalla maggiore concentrazione di generazione elettrica da parte di pochi produttori. Che di fatto da trent’anni si mettono d’accordo per tenere alto il prezzo marginale dell’elettricità usando appositamente centrali termiche poco efficienti.

L’Energy Release 2.0 per le imprese energivore italiane

Il GSE – Gestore Servizi Elettrici ha pubblicato a novembre 2024 il bando Energy Release 2.0 per l’anticipazione a prezzi di favore per 36 mesi di elettricità alle imprese energivore che si impegnano a effettuare investimenti in impianti di auto produzione da fonti rinnovabili.

La misura si rivolge alle aziende, anche medio-piccole, nell’elenco energivori della CSEA – Cassa per i servizi energetici e ambientali (ex CCSE – Cassa conguaglio per il settore elettrico).
L’obiettivo nel breve periodo è ridurre da subito il costo dell’energia, anticipando i benefici per le imprese energivore e creando al contempo le condizioni strutturali per lo sviluppo di impianti aziendali di energia da fonti rinnovabili. Mentre nel lungo periodo la misura mira a contribuire a separare il costo dell’energia elettrica dal prezzo del gas.

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