BATTERIE
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Innovare sul riciclo chimico e dei prodotti a base bio è la sfida essenziale per il futuro della plastica europea. Al Kerb del 67° Faro Club Main Meeting ne ha parlato Fulvio Confalonieri, General Manager del distributore di polimeri plastici Guztec Polymers del gruppo Hromatka.
Mentre la produzione mondiale di plastica continua ad aumentare, quella europea è in calo da dieci anni.
I volumi a livello globale sono saliti da 370,7 milioni di tonnellate nel 2018 a 413,8 milioni di tonnellate nel 2023 (dati Plastics Europe – the fast Facts 2024). Di cui, oltre il 90% è stata prodotta da materie prime vergini di fonte fossili. I materiali plastici realizzati con materie prime seconde attraverso processi di circolarità non arrivano quindi al 10%.
In particolare, la quantità di plastica prodotta nel mondo attraverso riciclo meccanico post-consumer è aumentata da 30 milioni di tonnellate nel 2018 a 36,2 milioni nel 2023, quando ha rappresentato l’8,7% dell’output totale. Ancora infinitesimali sono le quote di plastica bio-based e bio-attributed (0,7% del totale nel 2023, pari a 3 milioni di tonnellate rispetto a 1,2 milioni nel 2018) e di quella ottenuta con riciclo chimico post-consumer (0,1% nel 2023) e trasformando la CO2 catturata (meno dello 0,1%).
Nello stesso periodo, la produzione di plastica in Europa è diminuita del 13%. Dai 62,3 milioni di tonnellate nel 2018 a 58,7 milioni di tonnellate nel 2023. La quota di plastica europea nel 2023 ha rappresentato il 12% del totale mondiale.
L’incidenza della plastica circolare in Europa (escludendo il riciclo pre-consumer) è stata nel 2023 del 14,8% sul totale della produzione. Nello specifico, in Europa si è assistito a un aumento della produzione di plastica da riciclo meccanico post-consumer (da 4,9 milioni di tonnellate nel 2018 a 7,1 milioni nel 2023, 13,2% del totale) e a una contrazione invece del riciclo meccanico pre-consumer (da 3,8 a 3,1 milioni di tonnellate, quota del 5,8%). Quella bio-based, calcolando dal 2022 anche la bio-attributed, è arrivata a 800mila tonnellate l’anno (1,4%). Mentre rimangono intorno alle 100mila tonnellate (0,2%) i volumi di produzione annua di plastica da riciclo chimico.
L’Italia nel 2023 ha prodotto il 4,4% della plastica europea da fonti fossili, il 15% di quella riciclata meccanicamente e chimicamente post-consumo, e il 34,2% di quella bio-based.
La produzione europea di oggetti in plastica mediante riconversione di polimeri ha raggiunto nel 2022 i 54,1 milioni di tonnellate. Le macro tipologie principali sono imballaggi (39%), materiali edili (22,9%), componenti automotive (8,3%), componenti per dispositivi elettrici ed elettronici (5,7%), attrezzature per agricoltura e giardinaggio (4,4%), casalinghi e prodotti per sport e tempo libero (4,1%). L’incidenza dei materiali da riciclo post-consumer e bio-based è del 13,5%. E sale al 19,2% includendo l’utilizzo di plastica da riciclo meccanico pre-consumer.
Allo stesso tempo, in Europa si producono mediamente oltre 30 milioni di tonnellate di rifiuti plastici all’anno, secondo dati della Commissione Europea. E se ne ricicla meno di un terzo (27% nel 2022). La quantità più rilevante di rifiuti riguarda gli imballaggi, dove entro il 2030 bisognerebbe raggiungere un target di riciclo Ue del 55%.
Ma quali sono le tecnologie di riciclo di prodotti plastici meno impattanti dal punto di vista ambientale? Il Joint Research Center della Commissione Europea ha effettuato un’analisi LCA comparata sul ciclo vita di prodotti ottenuti da processi di riciclo meccanico, fisico e chimico e sul recupero energetico mediante termovalorizzatori. E ha bocciato l’ultima opzione. Mentre stabilire la soluzione ambientalmente più leggera tra le tre tipologie di riciclo non è facile, perché dipende dalla tipologia di frazione di rifiuti plastici.
«In prospettiva – ha commentato Fulvio Confalonieri – in Europa nei prossimi anni aumenterà il riciclo di plastica. Preferibilmente post-consumer, ma anche pre-consumer. Crescerà anche l’impiego di plastica riciclata chimicamente: attualmente gli impianti sono in fase di avvio di sviluppo. Continuerà poi a incrementarsi la plastica ottenuta da fonti bio-based, con la sostituzione parziale della fonte fossile con scarti della lavorazione del legno, di oli di cottura, etc. Cioè di elementi di origine biologica che non si sovrappongono alla catena alimentare. Tutto questo è atto a far sì che il futuro della plastica in Europa sia sempre meno impattante dal punto di vista delle emissioni di CO2».
Fondamentale il re-disegn di tutti i prodotti plastici: «Dall’imballaggio ai componenti automotive, tutto dovrà essere ripensato in un’ottica di riciclaggio e di riutilizzo nella filiera delle materie plastiche».
La chimica, che è alla base dell’industria della plastica, soffre a livello mondiale di un elevato eccesso di capacità produttiva. Per esempio, 20 milioni di over capacity di tonnellate di etilene.
In Europa, in particolare, i costi di produzione sono il triplo rispetto all’Asia e oltre una cinquantina di impianti obsoleti di steam cracking saranno chiusi. Quasi tutti i produttori europei hanno razionalizzato la produzione, cancellando diverse linee di polimerizzazione. Ma otto Paesi hanno annunciato che non rinunceranno alla produzione di almeno quindici composti intermedi tra cui etilene, propylene, butadiene e benzene.
«L’industria di settore europea – ha osservato Confalonieri – ha bisogno di efficientare i cracker attraverso processi di riciclo meccanico e di riciclo chimico. Il primo però è complicato, perché le differenti tipologie di plastica devono essere separate. Per il secondo, invece, gli investimenti sono ancora in una fase iniziale. Inoltre occorre sviluppare soluzioni bio-based, come il legno, dove non serve separare i materiali».
Quel che è certo, quindi, è che per passare da una logica di produzione lineare della plastica da materie prime fossili a una logica di produzione circolare da materiali riciclati occorrono importanti dosi di innovazione tecnologica. E relativi investimenti. Cosa che sta almeno in parte avvenendo visto che, secondo i dati presentati al 67° Faro Club Main Meeting, nel periodo 2018-2022 il 59% delle aziende chimiche e il 54% delle aziende del settore gomma e plastica hanno investito in prodotti e tecnologie eco-sostenibili.