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La stretta protezionistica dell’Ue avrà un deciso impatto sui buyer europei di acciaio che operano nei mercati internazionali. Soprattutto per quelli di dimensione medio-piccola, per i quali diventerà molto più difficile acquistare prodotti siderurgici di origine extra europea.
La proposta della Commissione Ue per un regime più ferreo di protezione dell’industria siderurgica continentale rispetto alle misure di Salvaguardia in scadenza a metà 2026 prevede di tagliare del 47% i volumi di importazioni di acciaio “libere”. Che dovrebbero ridursi a poco più di 18 milioni di tonnellate l’anno, in quote trimestrali globali non più per paese. Mentre i dazi oltre soglia raddoppierebbero al 50%. In aggiunta, per evitare “scappatoie” elusive, si dovrà considerare l’origine geografica dell’acciaio importato secondo la regola “melt and pour”.
«Il forte taglio prospettato delle quote di import Ue esenti da dazio porterà i produttori extra Ue a concentrare le vendite verso i grossi buyer europei di acciaio», è il primo commento di Marco Moriconi, membro dell’Osservatorio italiano materie prime di Faro Club per il mercato fisico siderurgico. «Pertanto saranno penalizzati i centri servizi di media dimensione, sotto le 100 o 200mila tonnellate di acquisti annui, che in genere sono abituati a comprare “su posizione” dai trader di metalli. Non trovando più disponibilità di prodotto da fornitori extra Ue, dovranno necessariamente comprare da produttori europei».
Per capire quali saranno gli effetti sui prezzi della “corsa all’accaparramento” dei buyer europei di acciaio occorrerà comunque aspettare che si definiscano i tempi di entrata in vigore delle nuove misure Ue. La proposta della Commissione deve infatti affrontare l’iter legislativo del trilogo con il Parlamento e il Consiglio, che difficilmente potrà chiudersi entro fine 2025. Quindi verosimilmente il nuovo regime sarà applicato a partire dal secondo o dal terzo trimestre 2026.
«La proposta non è chiara. Certamente comunque – osserva Moriconi – possiamo prevedere che ci sarà un Far West nel mercato se il taglio dei volumi esente da dazi sarà applicato solo con una quota globale senza un sistema di quote paese. Probabilmente i grandi operatori europei della distribuzione siderurgica inizieranno a muoversi per accaparrarsi le quantità disponibili facendo contratti con più fornitori extra Ue, perché fondamentale nel mercato dei metalli industriali è il timing, e acquisteranno a prezzi più alti. Quindi fuori dall’Europa difficilmente ci saranno volumi disponibili di materiale per i buyer europei di acciaio medi».
Netta contrarierà alla misura proposta dalla Commissione Ue è espressa da Assofermet, che rappresenta in Italia circa 450 imprese della filiera commerciale siderurgica. «Con l’imposizione di un dazio al 50% all’esaurimento dei contingenti previsti per categoria di prodotti unito ad un taglio trasversale delle quote – recita una nota dell’associazione – si dichiara apertamente la volontà di chiudere i canali all’import e di rendere impraticabile qualsiasi percorso di approvvigionamento da Paesi Extra UE. Tali misure condurranno alla creazione di un captive market e ad un significativo aumento dei prezzi che peseranno sull’intera manifattura Ue».
Per converso, Assofermet auspica «che venga invece affrontato il tema, ad oggi totalmente disatteso, dell’introduzione di stimoli al consumo e alla domanda di acciaio all’interno del mercato europeo».