13 Novembre 2025 / TRANSIZIONE ENERGETICA

Rallenta lo sviluppo dell’idrogeno verde, molto debole anche in Europa

I progetti di sviluppo dell’idrogeno verde non decollano. Pesano anti-economicità persistente e difficoltà a stimolare la domanda. E non sono rari i casi di progetti finanziati con fondi pubblici della European Hydrogen Bank che rinunciano o non sono in grado di prestare le necessarie garanzie.

Eppure, la legislazione Ue in materia di idrogeno procede sui binari definiti. Il Parlamento europeo in ottobre ha infatti approvato in plenaria l’EU Delegated Act in materia, bocciando due mozioni che lo volevano di fatto bloccare. La definizione però non è più “green hydrogen”. Bensì “low-carbon hydrogen”, perché i criteri metodologici includono anche quello prodotto con energia da fonti nucleari oltre che da fonti rinnovabili, secondo il principio di neutralità tecnologica.

Inoltre, a inizio novembre la Commissione Ue ha presentato il suo piano per gli investimenti nei trasporti sostenibili (Stip – Sustainable Transport Investment Plan), che prevede quasi 3 miliardi di euro di fondi entro la fine del 2027 per investimenti in carburanti alternativi come gli e-fuel per aerei e navi prodotti con idrogeno verde. Tuttavia, a livello di regolazione globale si registrano ostacoli per l’adozione di un net zero framework da parte dell’International Maritime Organization.

La sfida della competitività dell’idrogeno verde

Secondo lo European Hydrogen Observatory, nel 2024 il costo livellato medio di produzione dell’idrogeno con elettricità da fonti rinnovabili è stato di 6,71 euro al kg nel 2024. La forchetta nelle diverse aree d’Europa va dai 3 agli 8 euro al kg, perché i costi dipendono dalla disponibilità di energia green a basso prezzo e dall’efficienza delle tecnologie.

Ma per assicurare un’effettiva prospettiva di sviluppo dell’idrogeno verde il costo dovrebbe scendere sotto i 3 euro al kg. L’idrogeno grigio prodotto con gas naturale, che rappresenta la stragrande maggioranza dell’offerta mondiale, costa infatti mediamente tra 1,5 e 2,5 euro al kg. Mentre quello blu, prodotto sempre con fonti fossili ma con emissioni ridotte grazie a sistemi di cattura e stoccaggio dell’anidride carbonica, costa tra i 2,5 e i 3,5 euro al kg.

Per scendere sotto i 3 euro al kg per l’idrogeno verde occorre che si realizzino diversi fattori. Riduzione del costo dell’elettricità da fonti rinnovabili sotto 20–25 euro a MWh, economie di scala sugli investimenti in elettrolizzatori, alto fattore di utilizzo annuo per incrementare l’efficienza. Nel frattempo, servono sussidi transitori e contratti per differenza per colmare il divario di prezzo.

Le difficoltà per lo sviluppo dell’idrogeno verde

La strada per questo vettore energetico a basse emissioni resta quindi molto stretta in Europa. Diversi progetti di applicazione industriale sono stati cancellati o rinviati, per esempio nel settore siderurgico in Germania, dove comunque il summit di settore di novembre 2025 per il rilancio dell’acciaio ha stressato l’esigenza di puntare anche sull’idrogeno. Del resto, proprio in Germania si denota un rischio di eccesso di capacità delle infrastrutture rispetto all’effettiva domanda.

Il Nord Europa è l’area con la domanda di idrogeno verde più alta: ben il 40% del totale continentale, pari a 3 milioni di tonnellate all’anno oggi, registra l’IEA – International Energy Agency. In particolare nel campo dell’acciaio, in Svezia si segnalano i progetti di Stegra e di Ssab.

Anche in gran parte del mondo lo sviluppo dell’idrogeno green, o a basse emissioni, è rallentato. La Global Hydrogen Review 2025 dell’IEA stima che cancellazioni e ritardi potrebbero ridurre la produzione globale. Per il 2030 si attende quindi un output annuale di 37 milioni di tonnellate, rispetto alla precedente previsione di 49 milioni di tonnellate.

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