BATTERIE
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Il 32° Smart FARO Focus ha fatto il punto sull’andamento del mercato della componentistica elettronica, che è uno specchio molto indicativo dell’evoluzione dell’economia globale.
Roberto Politi, General Manager EMEA di Abracon, e Roberto Cavani, Board Member di FARO Club, hanno dialogato sulle principali istanze relative a tre grandi settori di consumo: automotive, IA, difesa & aerospazio.
Dopo l’impennata post-Covid e il successivo rallentamento, oggi il mercato della componentistica elettronica presenta forti disomogeneità tra aree geografiche e segmenti applicativi.
Globalmente è in corso una trasformazione accelerata: gli investimenti nell’hardware dei datacenter per l’intelligenza artificiale sono trainanti, e alcune supply chain si stanno riconfigurando.
Ma le richieste NCNT (No China No Taiwan) che i clienti fanno ai fornitori di diversificare le origini produttive per ridurre la dipendenza asiatica rimangono spesso solo sulla carta, perché per i componenti commodity alla fine decide il prezzo, e spesso la concorrenza si gioca su centesimi di valore.
Si prevede che, spinto da America e Asia, il mercato mondiale dell’elettronica crescerà nel 2026 del 5% (arrivando così a oltre 6mila miliardi di dollari). E con il boom dei data center e delle applicazioni per l’intelligenza artificiale, le vendite di semi conduttori segneranno un ulteriore aumento di oltre l’8% e supereranno i 760 miliardi di dollari.
L’Europa invece è ferma ai livelli del 2024, frenata dalla crisi dell’automotive. E il sentiment degli operatori è poco ottimistico per il 2026. Il settore più dinamico per effetto dell’incremento degli investimenti è quello Difesa & Aerospazio, che pur essendo ancora piccolo come volumi è ad alto valore aggiunto economico nel mercato della componentistica elettronica.
I sistemi militari stanno infatti aumentando la richiesta di prodotti performanti per soluzioni ad alta precisione. Ma i cicli di sviluppo delle tecnologie per la difesa e l’aerospazio sono lunghi rispetto ad altri settori: in genere servono almeno 2 o 3 anni.
Più in generale e in prospettiva, però, pochi se non pochissimi sono sinora i risultati delle strategie Ue per attrarre investimenti industriali nel settore dell’elettronica. Il focus verso i produttori di micro processori per l’elettronica di consumo appare fuori contesto, perché in Europa non c’è più, e molto difficilmente potrà tornare, questo tipo di industria manifatturiera. Il Chips Act europeo non sta funzionando, mentre quello americano sta producendo dei risultati.
Abracon è un’azienda statunitense di componenti elettronici con una forte diversificazione di mercati e di clienti: serve i settori industriale, automotive, trasporti, medicale, elettronica di consumo, difesa & aerospazio, data center, comunicazioni. A livello geografico, le Americhe rappresentano il 43% del fatturato globale, l’Emea (Europa, Medio Oriente e Africa) il 33%, l’Apac (Asia-Pacifico) il 24%.
«Abbiamo due fabbriche di proprietà negli Stati Uniti e in Asia – spiega Alberto Politi – e numerosi partner produttivi in outsourcing sparsi nel mondo. Lo stabilimento americano nel Wisconsin è dedicato ai prodotti di fascia molto alta, che vendiamo tipicamente nel mercato Space & Defense. Si tratta di una fabbrica a bassa automazione con volumi produttivi relativamente ridotti, ma ad altissima tecnologia e precisione».
Anche Abracon segue una policy mirata ad allargare il numero delle fonti di approvvigionamento, in linea con le richieste NCTC del mercato della componentistica elettronica. «I nostri prodotti commodity vengono realizzati in aree low cost, mentre in Europa – precisa Politi – abbiamo un paio di partner produttivi selezionati per il tipo di tecnologia. L’Europa non è quindi ancora preponderante, rispetto a quanto conta invece l’Asia e a quello che possono essere gli Stati Uniti».
Per quanto riguarda le materie prime, per Abracon molto importante è il quarzo per gli oscillatori di frequenza: «Non è un materiale costoso né subisce grandi oscillazioni di prezzo. Più critica la situazione dell’oro e dell’argento: ci aspettiamo infatti che su alcuni componenti, in particolare le antenne molto piccole che contengono argento, i costi aumenteranno», osserva Politi. Minore è invece l’esposizione sul silicio, perché Abracon non produce semiconduttori.
Il core business storico, con cui l’azienda è nata nel 1992, è rappresentato dai prodotti di Frequency Control & Timing Devices. Costituiscono il 77% dei ricavi globali e spaziano dai cristalli al quarzo oscillanti per microcontrollori impiegati in qualsiasi dispositivo elettronico di uso comune a quelli che garantiscono performance di altissima precisione utilizzati in strumenti di misura e nelle telecomunicazioni.
La seconda area, che sta crescendo in modo significativo, è la radio frequenza e trasmissione di segnali: RF & Antennas (15% del fatturato). «Sono prodotti relativamente sofisticati e complessi da utilizzare – sottolinea Politi – per i quali abbiamo due design center che forniscono supporto specifico ai progetti dei clienti. Spesso sono richiesti adeguamenti e customizzazione, soprattutto per le antenne. In questo ambito il mercato sta sempre più riconoscendo il valore del marchio Abracon in termini di qualità tecnologica e di livello di supporto ai clienti».
La terza area di prodotti è Power & Magnetics, che vale oggi l’8% dei ricavi globali. «Si tratta di un ambito relativamente nuovo per noi, che ha applicazioni industriali molto varie: laddove c’è bisogno di gestire potenza e alimentazione elettrica, serve un induttore. In Europa, in particolare, un settore interessante è quello dei supercondensatori e – conclude Politi – importante è il mercato del metering, dove ci sono storicamente grandi produttori di contatori elettronici per diversi tipi di applicazioni».