BATTERIE
Le prospettive del riciclo di batterie agli ioni di litio per veicoli e accumuli
Sfide industriali, interconnessioni delle catene di fornitura di materiali, rapporti tra Europa e Asia, formazione Stem e difesa della proprietà intellettuale nel settore dei semiconduttori. L’industria base per l’elettronica è stata tra i temi del 34° Smart Faro Focus.
A seguire, intervista a Marco Sciamanna, presidente e board chairman di GWC – MEMC Electronic Materials SpA, l’azienda italiana del gruppo taiwanese Global Wafers Co Ltd, terzo produttore mondiale di wafer semiconduttori (es. silicio, carburo di silicio, etc.) per microchip e applicazioni microelettroniche.
«Il reshoring industriale è una direzione comprensibile, ma va perseguito con realismo. Negli ultimi decenni l’Europa ha perso interi comparti industriali, e pensare di recuperarli in tempi brevi è una chimera. Il primo passo è accettare che alcune filiere non siano più sotto il nostro controllo e che sia dunque inevitabile importare ciò che non sappiamo più produrre.
Nel settore dei semiconduttori elettronici, per esempio, ignorare la Cina sarebbe un errore strategico. Se in MEMC acquistassimo materiali solamente da Stati Uniti e dal resto dell’Europa, li pagheremmo molto di più dei nostri concorrenti in Cina. Ci sono poi dei materiali per i quali non c’è quasi alternativa, come per esempio i componenti chimici di alcuni gas speciali, semplicemente perché si producono solo in Cina. Pensare di sostituire rapidamente queste forniture con produzioni interne non è realistico. Senza l’integrazione con la filiera cinese, molte aziende europee perderebbero competitività».
«In Italia e in Europa dobbiamo rafforzare ciò che sappiamo fare meglio e potenziare la capacità di scala industriale. È fondamentale investire nelle nostre eccellenze, in ricerca & sviluppo e nei segmenti ad alto contenuto tecnologico. La dimensione industriale conta, ma ancora di più conta la specializzazione.
In questo quadro, oltre ovviamente al problema del costo dell’energia, cruciale è la formazione. Nel solo settore dei semiconduttori a livello globale entro il 2030 mancheranno 2,6 milioni di profili con professionalità Stem, di cui 271mila in Europa. Bisogna quindi orientare i giovanissimi a percorsi di studio sulle competenze tecnico-scientifiche-matematiche sin dalle scuole primarie. Qualcosa in tal senso sta già avvenendo: per esempio, Intel in Irlanda va nelle scuole elementari per trovare i talenti, perché non si devono aspettare i frutti ma occorre partecipare alla semina degli alberi.
Le aziende dovrebbero fare più marketing per diventare attrattive per i giovani e per rendere attrattive le materie Stem, facendo passare il messaggio ai giovanissimi che queste competenze sono fondamentali per produrre e far funzionare tecnologie necessarie nella vita quotidiana».
«La tutela della proprietà intellettuale è centrale. È legittimo temere che alcune tecnologie vengano replicate, quindi servono strumenti avanzati di Encryption & Security. Tuttavia, anche quando una tecnologia non è replicabile direttamente, possono emergere soluzioni alternative.
Cito un caso nel settore dei semiconduttori: è risaputo che l’olandese ASML ha sviluppato un’avanzata tecnologia fotolitografica per la produzione di microchip che in questo momento nessuno riesce a copiare. Tuttavia, i cinesi hanno trovato un modo per realizzare dispositivi elettronici con caratteristiche che necessiterebbero della tecnologia di ASML senza ricorrere ad essa».
«Siamo all’inizio di un cambiamento profondo, paragonabile a quello dell’avvento di Internet, ma molto più rapido: nei prossimi 15 anni l’evoluzione potrebbe essere sei volte più veloce di quanto non sia stata nel primo ventennio del secolo.
L’intelligenza artificiale e la realtà aumentata trasformeranno il lavoro, soprattutto quello d’ufficio. Alcuni studi indicano che oltre la metà delle attività potrebbe essere automatizzata con le tecnologie già disponibili. Non si tratterà necessariamente di una riduzione drastica dell’occupazione, ma di una trasformazione che richiederà capacità di adattamento e nuove competenze».
«GWC è un gruppo taiwanese che si posiziona come il terzo produttore mondiale di wafer di silicio ed altri materiali semiconduttori (es. carburo di silicio, etc), il materiale di base su cui vengono realizzati i chip elettronici applicati in settori che spaziano dall’elettronica di consumo, all’automotive, alle apparecchiature diagnostiche, all’areo-spaziale, alle comunicazioni e molti altri.
Con una quota di mercato tra il 16 e il 20%, GWC ha una presenza industriale globale con stabilimenti in Asia (Taiwan, Giappone, Corea del Sud, Cina, Malesia), Stati Uniti ed Europa (due stabilimenti in Italia, a Novara e a Merano, della società MEMC Electronic Materials spa appartenente al gruppo). Circa l’80% della produzione Italiana è destinato a clienti europei come ad esempio STMicroelectronics, Infineon, Bosch, NXP Semiconductors. La strategia di GWC è di essere presente nei principali hub dei paesi industriali, garantendo un servizio eccellente e locale, abbinato a continuità e competitività nelle forniture».
«Oggi il baricentro del settore è in Asia. Il mercato è in forte espansione: si prevede che il fatturato globale raddoppierà tra il 2025 e il 2030, da 790 a 1660 miliardi di dollari. Il driver sarà la crescita smodata dell’intelligenza artificiale e dei data center.
L’area Ue rappresenta circa il 10% del totale mondiale, e non è autosufficiente in nulla. Ma neanche gli Usa e la Cina lo sono. Solo Taiwan lo è. I taiwanesi sono comunque molto attivi nell’investire anche in Europa e Stati Uniti, come dimostrano anche le mosse del grande produttore di chip avanzati TSMC.
La filiera mondiale dei materiali per i semiconduttori è fortemente interconnessa. Il silicio, come materia prima, è disponibile ovunque: può venire dalla Germania, dagli Stati Uniti, dal Giappone, dalla Cina. Ma altri materiali necessari alla produzione dei wafer di silicio sono quasi completamente appannaggio dei cinesi. Per esempio, i composti base dei gas speciali arrivano per il 70% circa dalla Cina. Quindi se ci fosse un’interruzione di quella filiera, la produzione di chip si fermerebbe ovunque».