MANIFATTURA
Byd in Europa punta sulle fabbriche per il Made in EU e ferma l’investimento turco
La produzione siderurgica nazionale mostra un andamento a due facce nel generale contesto di debolezza dei consumi di acciaio in Italia.
Nel primo quadrimestre del 2026 quella di acciai lunghi è aumentata (+10,5% rispetto allo stesso periodo del 2025). È invece calata la produzione di acciai piani (-6,7%), depressa dai consumi poco vivaci di gran parte dei settori della manifattura e sotto pressione da anni per la concorrenza dell’import da paesi extra Ue dopo il crollo dell’ex Ilva – Acciaierie d’Italia.
Il saldo complessivo dell’output nazionale di acciaio grezzo è stato positivo tra gennaio e aprile 2026 (7,6 milioni di tonnellate, +2,9% tendenziale), in controtendenza rispetto al dato Ue (42,8 milioni di tonnellate, -2,2%) e mondo (613,3 milioni di tonnellate, -2%, influenzato dal calo dell’area Asia & Oceania che rappresenta tre quarti della produzione globale).
Il mercato rimane debole. La domanda apparente di acciaio in Italia si aggira tra i 23 e i 25 milioni di tonnellate all’anno, secondo le rilevazioni di Federacciai.
La ripartizione per settori d’impiego è la seguente:
• Costruzioni 36,5%
• Meccanica 20,2%
• Prodotti in metallo 18,7%
• Automotive 17,1%
• Elettrodomestici 3,2%
• Altri mezzi di trasporto 2,7%
• Altri 1,5%
Nel frattempo, l’intera filiera siderurgica, dai produttori ai trasformatori e dai trader internazionali ai distributori locali, attende l’entrata in vigore il 1° luglio 2026 della nuova Salvaguardia Ue per il settore. Le nuove misure restringono del 47% le quote di import esente da dazi per una trentina di categorie merceologiche di prodotti siderurgici, raddoppiano le aliquote tariffarie extra soglia al 50% e introducono regole di tracciabilità dell’origine dell’acciaio secondo il principio del “melt and pour”.
«Negli ultimi mesi del 2025, prima dell’entrata in vigore a pieno regime del Cbam, e nei primi mesi del 2026 in vista dell’atteso inasprimento della Salvaguardia Ue, sono stati anticipati grossi volumi di importazioni di acciai piani», nota Marco Moriconi, Sales Director Steel di Hyosung Europe e membro del Kerb Faro dei mercati fisici dei metalli. «Ma siccome i consumi reali di acciaio non stanno riprendendo, attualmente i porti italiani sono pieni di stock di coils, i prezzi sono fermi e, realisticamente, non inizieranno a salire prima dell’autunno.
Il mercato quindi è molto calmo: gli acquirenti non hanno urgenza di approvvigionarsi, mentre del Far East asiatico non arrivano offerte per il mercato Ue perché le acciaierie aspettano di avere contezza di quali saranno le effettive quote Paese di import esenti da dazi».
«La domanda di lunghi – osserva l’Ufficio Studi di Siderweb – è influenzata in primis dalla coda del PNRR, i cui lavori si avviano verso la conclusione e per i quali quindi alcune commesse sono in accelerazione.
In secondo luogo, il CBAM sta influendo poco direttamente sui lunghi in Italia perché le importazioni dai Paesi extra europei sono storicamente basse. Tuttavia sta influendo indirettamente. Alcuni Paesi europei (soprattutto Romania e Bulgaria) hanno infatti ridotto gli acquisti di lunghi dai Paesi extra europei ed hanno acquistato più volumi dai Paesi europei, tra cui l’Italia, favorendo un incremento della produzione».