30 Luglio 2025 / ENERGIA

L’Europa non può triplicare gli acquisti di materie prime energetiche americane

Non c’è molto spazio per incrementare il flusso di materie prime energetiche americane verso l’Europa nei prossimi anni. E soprattutto, gli acquisti di commodity energetiche quali il gas naturale Lng e il petrolio sono fatti secondo logiche di mercato da aziende private. Le quali non possono essere forzate a comperare volumi pre determinati a prezzi pre definiti da fornitori pre selezionati. Su questo concordano pressoché tutti gli analisti e gli operatori del settore energetico.

Eppure, l’accordo commerciale quadro Ue-Usa annunciato il 27 luglio in Scozia nell’incontro tra il presidente statunitense Donald Trump e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen prevede qualcosa che al più degli esperti appare incomprensibile. L’Ue si impegnerebbe infatti ad acquistare materie prime energetiche americane per 700 miliardi di euro (750 miliardi di dollari) in tre anni.  Cioè, 233 miliardi di euro all’anno di gas naturale Lng, petrolio e combustibile nucleare.

Ipotizziamo che quanto si evince da una prima lettura e dalle dichiarazioni delle parti venga formalmente confermato in sede di definizione tecnica dell’accordo. Sarebbe realizzabile?

Pare proprio di no. Lo negano i numeri della domanda europea di materie prime energetiche e delle forniture in essere, a partire dai contratti a lungo termine per il gas naturale via gasdotto da Norvegia, Algeria e Arzebaijan. Ma lo negano anche la capacità statunitense di esportare gas naturale e petrolio e quella europea di rigassificazione Lng e di raffinazione di petrolio.

L’import energetico europeo dagli Stati Uniti

Come evidenziato su Politico, nel 2024 le forniture energetiche americane hanno rappresentato in valore intorno a un quinto del totale delle importazioni energetiche Ue. Vale a dire, 75 miliardi di euro su 375 miliardi di euro. Mentre le esportazioni complessive statunitensi di gas e petrolio americani sono state di 166 miliardi di dollari.

Quindi ben al di sotto dei 233 miliardi di euro (250 miliardi di dollari) all’anno che la sola Ue dovrebbe impegnarsi ad acquistare dagli Stati Uniti.

E anche rispetto all’obiettivo “politico” europeo di sostituire completamente le materie prime energetiche russe che ancora vengono importate, i numeri sono lontanissimi. Nel 2024 il totale in valore delle importazioni di gas, petrolio e combustibili nucleari di origine russa da parte dei paesi Ue è stato di 23 miliardi di euro. Ben al di sotto, quindi, dell’aumento di acquisti di materie prime energetiche americane a cui apparentemente la Commissione Ue si è vincolata.

Inoltre, non sarà possibile dirottare per forza sul mercato europeo commodity che a livello di mercato globale seguono la legge di mercato del migliore offerente per il venditore. A meno che l’Ue non si vincoli con acquisti congiunti da produttori statunitensi per quantità spropositatamente alte rispetto al fabbisogno. E a prezzi sconvenientemente più alti di quelli di mercato.

Ai posteri quindi, nei prossimi mesi o forse addirittura nelle prossime settimane o nei prossimi giorni, l’ardua sentenza. Quanto l’accordo commerciale Ue-Usa su petrolio, gas e nucleare americani per l’Europa è costruito sulla sabbia o su solide fondamenta economiche e giuridiche?

Share:

Iscriviti alla Newsletter
di FARO Club

FARO Club dà accesso a relazioni e know how per ampliare gli orizzonti, affrontare il futuro e espandere il business.



    Informativa sulla privacy