7 Ottobre 2025 / METALLI

Più protezionismo Ue sull’acciaio, ma sinora l’import è stato stabile

Le richieste dei produttori siderurgici di aumentare il protezionismo Ue sull’acciaio stanno ottenendo la risposta desiderata. La Commissione Europea non sta infatti solo preparandosi a raddoppiare i dazi, dal 25% al 50% rispetto all’attuale meccanismo di Salvaguardia non prorogabile oltre giugno 2026. Ma Bruxelles verosimilmente abbasserà anche sensibilmente la soglia di volumi di importazioni esenti e integrerà quote specifiche per singoli paesi.

Le acciaierie europee considerano superate le misure Ue sinora applicate a tutela della produzione continentale per due motivi. Primo, il WTO continua a prevedere l’apertura di quote libere di mercato non tenendo conto del contesto generale di calo dei consumi di acciaio e dell’eccesso mondiale di capacità del settore. Secondo, i dazi Usa al 50% sull’acciaio faranno aumentare le pressioni dell’export asiatico sul mercato Ue.

I produttori sottolineano che deve comunque rimanere una quota libera di importazioni in Europa e che i parametri possono essere rivedibili in base all’andamento dei consumi, perché la misura Ue è uno strumento contro le distorsioni del mercato e non di protezionismo tout court.

Molto forte però è il timore, da parte dei distributori siderurgici e dei settori industriali utilizzatori, che il rafforzamento del protezionismo Ue sull’acciaio comporterà un forte aumento dei prezzi dei prodotti siderurgici nel mercato interno, a scapito della competitività della manifattura europea. Con conseguente rischio di ulteriori delocalizzazioni in paesi extra Ue.

I dati 2025 dell’import di acciaio nel mercato Ue

In ogni caso, nella prima metà del 2025 in Europa non si è materializzato alcun aumento delle importazioni di acciaio di origine extra Ue, nonostante l’aumento dei dazi statunitensi e un forte calo dei prezzi offerti da diversi produttori, soprattutto sugli hot rolled coils dal Sud Est asiatico.

Secondo dati analizzati da GMK Center, nei primi sei mesi dell’anno l’import complessivo Ue di acciaio, inclusi semi-finiti piani e lunghi, è addirittura leggermente diminuito in volumi rispetto allo stesso periodo del 2024. Da 18,9 a 18,7 milioni di tonnellate.

C’è però una netta differenza tra prodotti piani e prodotti lunghi. L’import di piani è calato del 5,6%. Mentre quello di lunghi è aumentato del 6,8%, pur restando relativamente marginale come incidenza sul totale dei consumi Ue (intorno al 15%).

La temutissima Cina, inoltre, compare tra i principali esportatori di acciaio nell’Ue solo nei prodotti lunghi (seconda dopo la Turchia, prima di Regno Unito, Ucraina ed Egitto). Mentre, per quanto riguarda gli acciai piani, i primi cinque paesi di provenienza extra Ue sono Turchia, Corea del Sud, Taiwan, India e Vietnam.

Il trend 2015-2024 dell’import Ue di acciaio finito

Guardando infine all’andamento storico delle importazioni nel mercato Ue dei soli prodotti siderurgici finiti, negli ultimi 10 anni i volumi sono passati da 24,8 milioni di tonnellate nel 2015 ai 27,3 milioni del 2024, dopo aver toccato un picco di 30,3 milioni nel 2021 (fonte: report European Steel in Figures 2025 di Eurofer).

Nello specifico, i prodotti finiti piani sono aumentati da 19,3 milioni di tonnellate nel 2015 a 21,7 milioni nel 2024, quando hanno rappresentato il 79,2% dell’import totale (picco di 24 milioni nel 2021). I prodotti finiti lunghi sono invece saliti da 5,5 milioni di tonnellate nel 2015 a 5,7 milioni nel 2024 (20,8% dell’import totale), con un picco di 7 milioni nel 2022.

I primi dieci paesi di origine delle importazioni complessive di prodotti siderurgici finiti nel mercato Ue sono stati nel 2024 la Turchia (3,9 milioni di tonnellate), la Corea del Sud e l’India (3,3 milioni ciascuna), il Vietnam (2,6 milioni), Taiwan (circa 2,3), la Cina (circa 2), l’Ucraina (1,7), il Giappone (1,4), l’Egitto (1,2) e l’Indonesia (0,7).

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