BATTERIE
Le prospettive del riciclo di batterie agli ioni di litio per veicoli e accumuli
Lo sviluppo di applicazioni energivore di intelligenza artificiale sta facendo aumentare l’interesse per le forniture di gas per data center in Europa. In Gran Bretagna, per esempio, non solo si è recentemente registrato un forte aumento delle richieste di connessione alla rete del gas da parte di società che gestiscono data center. Ma diversi operatori del settore stanno addirittura considerando la costruzione di proprie centrali a gas adiacenti alle grandi infrastrutture che ospitano i server.
Secondo dati Iea, i data center rappresentano oggi solo l’1,5% dei consumi elettrici globali. Ma la quota dovrebbe raddoppiare entro il 2030. Nell’Unione Europea i data center incidono per il 3% del fabbisogno complessivo, ma nelle regioni ad alta concentrazione di hub digitali come le cosiddette città FLAP -D (Francoforte, Londra, Amsterdam, Parigi-Dublino) si arriva a percentuali a doppia cifra. In Irlanda, per esempio, i data center assorbono oltre il 20% del fabbisogno nazionale di energia elettrica.
L’obiettivo dell’AI Continent Action Plan dell’Ue è di triplicare la capacità di elaborazione dati nel giro di 5-7 anni. Non stupisce pertanto che, per soddisfare una domanda energetica in rapida crescita, non si guardi solo alle fonti decarbonizzate del nucleare, delle rinnovabili e dei relativi sistemi di accumulo, ma anche al gas.
«I data center potrebbero essere uno dei driver principali alla crescita dei sistemi di stoccaggio di energia elettrica, che però sono una fonte molto transitoria di approvvigionamento», commenta Carlo Degli Esposti, esperto di reti elettriche e Ceo di Bsde Associates. «Di fatto i data center stanno diventando talmente ipertrofici che ormai è normale immaginare di equipaggiarli con proprie centrali a gas, o addirittura con proprie centrali nucleari, in grado di fornire localmente tutta l’energia necessaria per alimentarli».
I data center possono comunque anche essere in grado di restituire una parte di energia in termini di calore utilizzabile come teleriscaldamento. Su questo sta per esempio investendo l’utility lombarda A2A, che punta a riscaldare 150mila edifici usando l’energia termica residua ad alta temperatura recuperata nei data center con un’innovativa tecnologia di raffreddamento a liquido.
«La rapida diffusione dei data center e la crescente elettrificazione dei consumi richiedono importanti investimenti nelle reti elettriche per sostenere la maggiore richiesta di energia. Ma – ha dichiarato l’amministratore delegato di A2A Renato Mazzoncini – apre anche una straordinaria opportunità per le città dotate di reti di teleriscaldamento: recuperare il calore di scarto dai server e trasformarlo in energia termica».