MANIFATTURA
Byd in Europa punta sulle fabbriche per il Made in EU e ferma l’investimento turco
L’export Ue di rottami di alluminio è quasi raddoppiato in dieci anni. Si è passati da 0,75 milioni di tonnellate nel 2014 a 1,25 milioni di tonnellate nel 2024, secondo dati elaborati da European Aluminium. Le principali destinazioni sono in Asia, ma nel 2025 si sono impennate anche le esportazioni verso gli Stati Uniti (+200% nei primi sei mesi dell’anno rispetto allo stesso periodo del 2024).
Il risultato è una carenza sempre più accentuata di rottami di alluminio in Europa, dove l’offerta di materiale è stabilmente inferiore alla domanda. Conseguentemente aumentano i prezzi dei rottami, con relativi problemi di approvvigionamento e di marginalità per i produttori continentali di alluminio secondario. Anche perché, evidenziano gli operatori, per il momento il mercato è poco disponibile a pagare un extra prezzo.
La questione è particolarmente sentita in Italia, primo paese europeo per produzione di alluminio da rottami riciclati. La quota di secondario è preminente a livello nazionale anche in termini di impiego: negli ultimi cinque anni ha infatti rappresentato quasi i due terzi dell’uso industriale di alluminio (dati elaborati da Centroal – Assomet).
L’India assorbe un quarto dell’export Ue di rottami di alluminio (circa 350mila tonnellate nel 2024, + 8% sul 2023). Seguono come prime dieci destinazioni: Thailandia (oltre 150mila tonnellate l’anno scorso, +39%), Malesia (+10%), Pakistan (+13%), Turchia (+17%), Hong Kong (+17%), Cina (invariato), Svizzera (-23%), Regno Unito (-9%), Norvegia (+5%).
Continua quindi a crescere l’export Ue di rottami di alluminio in Asia.
I produttori asiatici di alluminio secondario sono infatti in grado, grazie alle loro fortissime marginalità rispetto ai costi di produzione, di pagare i rottami a prezzi più alti. E quindi sottraggono agli europei la materia prima seconda essenziale per produrre alluminio a basso contenuto carbonico, che poi in parte reindirizzano nel mercato Ue.
Con l’aumento al 50% dei dazi Usa sulle importazioni di alluminio, il mercato americano è oggi iper protetto. I prezzi dell’alluminio sono così aumentati lungo tutta la filiera e anche i buyer statunitensi possono pagare lautamente i rottami. Il risultato è che nel periodo gennaio-giugno 2025 l’export di rottami Ue verso gli Usa è triplicato su base tendenziale.
E, secondo European Aluminium, gli effetti sono globali perché se si riduce anche l’export di rottami americani verso l’Asia (che rappresentava l’85% del totale), aumenterà ulteriormente la tensione sul mercato Ue visto che i buyer asiatici potrebbero a maggior ragione incrementare gli acquisti in Europa.
Pertanto l’industria europea dell’alluminio, a partire da quella italiana, chiede di tassare pesantemente l’export Ue di rottami. «Il rottame – spiega Giorgio Di Betta, presidente di Centroal – nel migliore dei casi ha una resa del 90%. Quindi deve essere più economico del prezzo LME. Se fossimo protetti e riuscissimo a trattenerlo, l’industria europea dell’alluminio potrebbe realizzare appieno l’economia circolare, che è il grande sogno dell’Europa, perché importanti investimenti sono stati fatti sulla capacità di trattamento del materiale e molte aziende oggi riescono a lavorare rottami di qualsiasi tipo e qualità».
Il tema si intreccia inoltre con quello del Cbam. Dopo essersi accaparrati la materia prima seconda di origine europea, diversi produttori extra Ue di alluminio secondario potrebbero infatti, grazie agli investimenti tecnologici che stanno facendo, riuscire ad effettuare il cosiddetto “resource shuffling” verso il mercato Ue di prodotti a bassa intensità carbonica sotto la soglia di tassazione alla frontiera.