17 Giugno 2025 / METALLI

Mancheranno le materie prime seconde nei mercati dei metalli riciclati?

La domanda mondiale di materie prime seconde a bassa intensità carbonica aumenterà nei prossimi dieci anni molto più dell’offerta. La carenza riguarderà anche i rottami di metalli e le terre rare. Lo calcola il report “Looking upstream: A path to unlocking low-carbon, circular materials” di McKinsey pubblicato a giugno 2025.

In particolare, per il rame riciclato McKinsey prevede nel 2035 un deficit di offerta mondiale fino al 10% rispetto alla domanda, che crescerà in dieci anni da 30 a 37 milioni di tonnellate metriche mentre l’offerta dovrebbe ampliarsi da 30 a 35 milioni di tonnellate.

Per l’alluminio secondario, invece, si passerà globalmente dall’attuale situazione di eccesso di offerta (55 milioni di tonnellate metriche vs 39 milioni di domanda) a un deficit (79 milioni di tonnellate di domanda vs 77 milioni di offerta).

Cosa sono le materie prime seconde

Le materie prime seconde sono scarti di produzione o di materiali derivanti da processi di riciclo reimmesse nel sistema economico. In Italia sono classificate come sottoprodotto (art 183 bis del D.Lgs. 152/06), il che le esclude dal campo di applicazione della normativa sui rifiuti. Attraverso procedimenti end-of-waste, seguendo determinati criteri, certe tipologie di rifiuto smettono di essere considerate tali e ottengono lo stato di prodotto o di materia prima seconda.

I vantaggi ambientali della progressiva diffusione dell’economia circolare che impiega materie prime seconde nelle filiere industriali sono il risparmio di risorse naturali, che non dovranno essere estratte come nuove materie prime, e la riduzione dei consumi di energia e di emissioni di CO2. Rispetto a quest’ultimo aspetto, il report di McKinsey evidenzia come le filiere dei materiali contribuiscano a produrre un quinto delle emissioni mondiali di gas climalteranti (GHG – Greenhouse Gas). A pesare sono soprattutto acciaio, cemento, carbone e plastica.

L’esigenza di decarbonizzazione dei principali metalli industriali

Nello specifico, rispetto a un totale 50 miliardi di tonnellate di emissioni globali di GHG nel 2021, il settore siderurgico ha contribuito per il 7%, quello del cemento per il 5%, quello del carbone e di altre attività minerarie legate a fonti energetiche tra il 3 e 4%, la plastica per il 3%, l’alluminio per lo 0,5%, il rame per lo 0,1%, i materiali per batterie e i metalli preziosi per un altro 0,1%, anche il vetro per 0,1%, altri prodotti chimici e metalli e da attività minerarie per un ulteriore 1%.

Guardando ai principali metalli industriali, acciaio e nichel devono decarbonizzare soprattutto i processi produttivi (Scope 1). Per l’acciaio infatti rispettivamente quasi il 30% e oltre il 60% delle emissioni sono prodotte dall’impiego di carburanti e dal processo industriale interno. Mentre per il nichel le quote sono rispettivamente 25 e 50%.

Per il rame invece incide moltissimo la fase di estrazione mineraria (75%) e almeno due terzi delle emissioni complessive del settore sono causate dalle fonti energetiche per il fabbisogno elettrico (Scope 2). Percentuale, quest’ultima relativa allo Scope 2, che arriva all’80% per l’alluminio.

Le prospettive di mercato delle materie prime seconde

Molto importante ovviamente, per le prospettive di sviluppo dei mercati delle materie prime seconde, è la questione del loro costo rispetto alle materie prime provenienti da estrazione mineraria. Sarà quindi necessario ridurre i costi dei processi di raccolta, disassemblaggio, selezione e trattamento dei materiali da avviare a riciclo attraverso innovazione tecnologica, reti logistiche più efficienti e partnership tra aziende coinvolte nelle filiere delle materie prime seconde.

Inoltre, sottolinea il report McKinsey, giocheranno un ruolo favorevole l’incremento in prospettiva del costo dei crediti di carbonio e gli incentivi alla diffusione di pratiche di economia circolare legati a regolamenti come l’EU Battery Passport, il Critical Raw Materials Act e l’End of Life Vehicles Directive.

Attualmente, secondo l’indagine “Investigating Europe’s secondary raw material markets” pubblicata dalla European Environment Agency – EEA nel 2023, tre mercati oggi ben funzionanti delle materie prime seconde in Europa sono quelli dell’alluminio, della carta e del vetro riciclati. Le dimensioni, l’apertura internazionale e la qualità delle informazioni per gli operatori sono infatti considerate adeguate.

L’alluminio secondario, in particolare, rappresenta oggi oltre un terzo dell’offerta continentale di materiale, grazie anche a tassi di riciclo molto elevati che superano il 90% nell’edilizia e nell’automotive e il 75% per le lattine.

L’EEA ha analizzato anche i mercati europei delle materie prime seconde da legno, plastica, rifiuti organici, rifiuti da costruzione e demolizione e tessuti, che sono invece molto più indietro.

Nell’ambito dei principali metalli, infine, in Europa il mercato dei rottami ferrosi è sicuramente molto più ampio del mercato del rame riciclato (entrambi non oggetto dell’indagine di EEA).

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