23 Marzo 2026 / METALLI

Prezzi dei rottami ferrosi, il 2026 sarà un anno positivo per l’intera filiera

Il 70° Faro Club Main Meeting ha fatto luce sul trend effettivo dei prezzi dei rottami ferrosi per l’acciaio al carbonio in Italia.

L’analisi dell’Osservatorio nazionale sulle materie prime e seconde dei principali metalli industriali di Faro legge il mercato fisico reale, non il rumore mediatico.

I segnali di crescita dei prezzi tra caro energia, Cbam e Salvaguardia acciaio Ue

Il mercato sarà rialzista nel 2026. Non ha dubbi Romano Pezzotti, esperto operatore della filiera del rottame e membro dell’Advisory Board dell’Osservatorio italiano materie prime Faro: «Sono fortemente convinto che dall’ultimo trimestre 2025 stiamo entrando in un ciclo positivo che porterà ottime soddisfazioni per tutta la filiera».

A tal proposito, Pezzotti mette in guardia dalla “comunicazione distorta” sia di settore sia sui media generalisti: «La situazione di mercato non è come viene raccontata, purtroppo molti giornalisti “abboccano” a quello che gli viene raccontato da chi ha interesse a veicolare messaggi di parte…».

Cosa sta quindi invece avvenendo nel mercato reale sui prezzi dei rottami ferrosi?

«I produttori siderurgici stanno comprando rottame con molta attenzione strategica, considerando il costante aumento dei prezzi in corso da dicembre 2025 che ha trascinato anche il prezzo dei prodotti finiti. Ora l’attesa è sull’effetto di due importanti fattori.

Il primo è il calo della concorrenza dell’import di acciaio di provenienza extra europea, che costerà di più per via del Cbam entrato in vigore il 1° gennaio 2026 e delle nuove misure di salvaguardia Ue attese a regime per metà anno che prevedono una netta riduzione delle quote libere e il raddoppio dei dazi sui volumi extra soglia.

Il secondo è l’inizio di una crisi energetica per la situazione del Golfo Persico, che potrebbe innescare un forte aumento di prezzi e di conseguenza un incremento della marginalità per tutta la filiera, come successo nel 2022 e 2023».

La “disfida” tra produttori siderurgici e commercianti di rottami ferrosi sull’export Ue

Pezzotti torna poi sul tema del blocco dell’export di rottami ferrosi verso destinazioni extra Ue, che i produttori di acciaio europei sollecitano da anni, facendo pressione per una misura che ritengono necessaria a garantire che una risorsa strategica di materiale resti in Europa.

Lo scenario dei prossimi anni, infatti, dipinge un aumento della domanda europea di rottami ferrosi per via dell’attesa decarbonizzazione massiccia della siderurgia continentale che dovrebbe progressivamente sostituire gran parte degli impianti a ciclo integrale con altoforni impieganti minerale di ferro e forni elettrici che riciclano rottami.

È risaputo però che la domanda interna europea di rottami ferrosi è ancora molto inferiore all’offerta. Pertanto una parte trova necessariamente sbocco in altri mercati. In Italia si esportano circa 500.000 tonnellate di rottame all’anno ma soprattutto materiale di bassa qualità che non incontra gli standard richiesti dai produttori europei.

«Mediamente ogni anno su 100 milioni di tonnellate di rottami ferrosi riciclati in Europa, 20 milioni sono esportate. Siccome il mercato è sovrano, se questo flusso venisse bloccato un eccesso di offerta innescherebbe un forte calo dei prezzi del rottame a vantaggio di chi produce acciaio. È quindi evidente qual è l’interesse economico dei produttori siderurgici. Ed è utopistico pensare che paesi esportatori di rottame come Francia e Germania possano accettare un blocco all’esportazione.

In questi paesi il mercato del rottame ferroso è largamente in mano a pochi grandi operatori industriali che hanno la forza di opporsi a una misura che li danneggerebbe. In Francia, per esempio, il più grande trader di rottami (società quotata) ha tanta leva negoziale – conclude Pezzotti – perché è la stessa società che gestisce il riciclo di rifiuti urbani nel paese e importanti infrastrutture come gli aeroporti».

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