MANIFATTURA
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Agricoltura, biometano e siderurgia si incontrano a Brescia. A maggio 2026 sono stati firmati diversi accordi di fornitura energetica tra aziende agricole associate al Consorzio Italiano Biogas (CIB) e produttori siderurgici con laminatoi aderenti al Ramet, la società consortile per le ricerche ambientali della metallurgia partecipata da AIB Confindustria Brescia.
Il primo accordo territoriale di questo tipo nella metallurgia era stato siglato a marzo tra Acciaierie di Calvisano di Feralpi Group e AB Ambiente, società agricola del Gruppo AB.
L’obiettivo dei siderurgici è sostituire progressivamente il gas naturale con carburante da biomasse nell’alimentazione dei forni di riscaldo dei laminatoi, per i quali oggi si usa ancora ampiamente il metano fossile. Un tassello in più nel mosaico del mix energetico low-carbon dell’acciaio italiano, estendibile ad altri comparti metallurgici e in altre zone d’Italia.
Il biometano è un gas ad alta percentuale di metano (oltre il 95%) derivato attraverso un processo di purificazione da biogas prodotto per degradazione di biomasse organiche. Assicura prestazioni energetiche pari a quelle del metano fossile, con il quale è intercambiabile, non necessitando di infrastrutture dedicate né di adattamenti degli impianti di utilizzo.
Quello oggetto dei contratti tra imprese agricole e siderurgiche bresciane è prodotto in gran parte localmente e immesso nella rete pubblica del gas. Non viene dunque fornito direttamente agli acquirenti, che però lo contabilizzano nei loro consumi e bilanci energetici a fini ESG.
Secondo Ramet, in una tipica acciaieria con forno elettrico integrata con laminatoio il consumo di gas naturale rappresenta circa un quarto del fabbisogno energetico complessivo. La normativa italiana prevede che la quota di approvvigionamento tramite biometano non superi il 35% dei consumi delle imprese energivore, con la finalità di garantire una distribuzione equilibrata di una risorsa ancora scarsa ed evitare pressioni sui prezzi.
Piero Gattoni, presidente del CIB, aggiorna i dati sul biometano: «La produzione italiana si attesta attualmente intorno a 1 miliardo di standard metri cubi, destinati a superare i 3 miliardi una volta entrati pienamente in esercizio tutti gli impianti finanziati dal PNRR.
Il PNIEC fissa inoltre un obiettivo nazionale superiore a 5 miliardi di standard metri cubi al 2030, mentre lo studio realizzato da Snam e dal CIB stima un potenziale produttivo al 2050 pari a circa 10 miliardi di standard metri cubi.
Il CIB ha attivamente promosso la definizione della normativa che oggi supporta la sottoscrizione di accordi diretti di fornitura di biometano tra aziende agricole e industrie hard-to-abate, come il comparto siderurgico.
La recente revisione dell’articolo 5-bis ha introdotto percentuali di riferimento per l’acquisto di biometano da parte delle imprese energivore, con l’obiettivo di favorire una distribuzione equilibrata della risorsa disponibile ed evitare tensioni inflazionistiche sul mercato».
Il presidente del CIB parla di opportunità strategica per accelerare la decarbonizzazione dei processi produttivi e diversificare il mix energetico nazionale, valorizzando al tempo stesso le eccellenze territoriali e le filiere locali.
«Settori tradizionalmente distanti trovano oggi nel biometano un terreno comune di sviluppo industriale sostenibile, capace di coniugare competitività, sicurezza energetica e riduzione delle emissioni.
Un esempio concreto di questo modello sono gli accordi promossi dal Consorzio Ramet e dalle aziende agricole associate al CIB che dimostrano come l’integrazione tra produzione agricola di energia rinnovabile e domanda industriale possa radicarsi nei distretti produttivi locali, generando valore per tutto il territorio.
In questo quadro, il biometano può contribuire in modo significativo alla decarbonizzazione dei settori hard-to-abate, all’interno di un percorso di crescita progressiva della capacità produttiva nazionale che vede l’agricoltura italiana protagonista della transizione energetica», conclude Gattoni.