MANIFATTURA
Byd in Europa punta sulle fabbriche per il Made in EU e ferma l’investimento turco
L’Unione Europea sta provando a ottenere un alleggerimento dei dazi Usa sui metalli. Nel negoziato con Washington Bruxelles punta in particolare a riportare al 15% l’aliquota doganale americana sui prodotti derivati di acciaio, alluminio e rame entro il 31 dicembre 2026.
Le istituzioni Ue (Consiglio, Commissione e Parlamento) hanno in tal senso raggiunto a maggio 2026 un’intesa politica interna che prevede, in caso di mancata apertura di Washington alle istanze europee sui metalli, la possibilità di sospendere le preferenze tariffarie europee concesse sull’import di diversi tipi di prodotti ittici e agroalimentari americani.
Ma il confronto con l’amministrazione Trump resta complesso e le possibilità di arrivare a un’intesa appaiono limitate. Le posizioni sui derivati contenenti acciaio, alluminio e rame appaiono infatti molto distanti tra le due sponde dell’Atlantico.
Le tariffe statunitensi previste dalla Section 232 sull’importazione di numerosi prodotti metallici provenienti da tutto il mondo variano dal 10% al 50%, a cui si aggiunge il dazio MFN (“Most Favoured Nation”).
La stretta americana si è intensificata il 2 aprile 2026. Non solo i beni composti interamente o quasi da acciaio, alluminio o rame sono oggi soggetti a un dazio del 50% sul valore complessivo dell’importazione. Ma sui derivati contenenti in misura significativa questi metalli l’aliquota è salita al 25%.
Su alcune categorie di macchinari e di apparecchiature industriali ad alta intensità di contenuto metallico è prevista un’aliquota ridotta al 15% fino al 31 dicembre 2027. Sui prodotti importati realizzati interamente con acciaio, alluminio e rame di origine americana i dazi sono scesi del 10%. Mentre quelli contenenti acciaio, alluminio o rame in peso pari o inferiore al 15% del totale sono esenti da dazi.
Per l’Italia l’impatto diretto sull’export di acciaio e alluminio verso gli Stati Uniti resta contenuto, visto che i flussi sono limitati. Più delicata, invece, è la situazione per diversi beni industriali europei, in particolare macchinari italiani e tedeschi, per i quali il mercato statunitense è una destinazione importante.
«Due elementi di grande rilievo stanno convergendo nel ridefinire la dinamica dei dazi tra Europa e Stati Uniti», spiega Lucio Miranda, presidente e fondatore di ExportUsa, imprenditore negli Usa e profondo conoscitore dei mercati e dei regolamenti commerciali nordamericani.
«Da un lato, si avvicina la scadenza del 24 luglio dei dazi previsti dalla Section 122, ossia il dazio aggiuntivo del 10% applicato, oltre al dazio MFN (Most Favored Nation), alle importazioni provenienti da qualsiasi Paese. Dall’altro, le istituzioni europee hanno dato il via libera alla ratifica dell’accordo quadro raggiunto il 27 luglio scorso in Scozia.
L’eventuale firma di un accordo commerciale bilaterale tra Unione Europea e Stati Uniti in materia tariffaria avrebbe conseguenze giuridiche e politiche di grande portata. La materia uscirebbe infatti dalla sfera di competenza della Court of International Trade e, salvo ipotesi di violazioni giuridiche oggi difficilmente immaginabili nell’attuazione dell’accordo, anche da quella della Corte Suprema degli Stati Uniti.
L’obiettivo del negoziato appare quello di ripristinare la struttura tariffaria prevista dai dazi IEEPA (International Emergency Economic Powers Act), i cosiddetti “dazi reciproci”, successivamente dichiarati illegittimi dalla Corte Suprema americana il 23 febbraio di quest’anno».
Miranda non è ottimista sui possibili esiti del negoziato commerciale Usa-Ue per la parte relativi ai metalli.
«Più complessa resta la trattativa sui prodotti primari e sui derivati contenenti acciaio, alluminio e rame, rispetto ai quali le posizioni di Europa e Stati Uniti sono ancora distanti: l’Europa punta a un dazio uniforme del 15%, mentre attualmente i dazi statunitensi previsti dalla Section 232 oscillano tra il 10% e il 50%, sempre in aggiunta al dazio MFN.
Tengo però a precisare – sottolinea l’esperto – che, al di là dell’esito della negoziazione su acciaio, alluminio e rame, il nodo centrale e i quesiti da porsi sono altri.
Il sistema tariffario IEEPA garantiva alle importazioni europee un vantaggio competitivo rispetto a quelle provenienti da altri Paesi. La vera questione è dunque capire cosa accadrà dopo il 24 luglio, con la scadenza dei dazi previsti dalla Section 122. Quali tariffe verranno applicate alle importazioni dagli altri Paesi? E soprattutto, tornerà il differenziale competitivo a favore dell’Europa che aveva caratterizzato l’era IEEPA?».