9 Gennaio 2026 / METALLI

La gestione del rischio Cbam per gli importatori Ue di metalli

La gestione del rischio Cbam per le imprese importatrici da Paesi extra Ue non deve essere solo finanziaria. Ma anche legale, a livello contrattualistico.

Soprattutto se si decide di “fidarsi” dei dati sulle emissioni incorporate forniti dai produttori delle merci sottoposte alle regole del Meccanismo di aggiustamento del carbonio alla frontiera, anziché applicare i valori di default per categoria merceologica e Paese.

La questione non è rinviabile per le aziende che si iscrivono nel Registro dei dichiaranti Cbam autorizzati, siano esse importatori o spedizionieri. Il Regolamento di esecuzione Ue 2025/2546 del 10 dicembre 2025 della Commissione è stato infatti pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 22 dicembre 2025, e i principi di verifica delle emissioni carboniche incorporate dichiarate si applicano a partire dal 1° gennaio 2026.

Gestione coperture e gestione legale

Osserva a tal proposito Fulvio Orselli, direttore della Divisione Inox di Bicomet spa ed esperto di mercato del nichel del Kerb sui mercati fisici dei metalli industriali di Faro Club: «Sono già disponibili diversi strumenti avanzati di hedging per la copertura del rischio rispetto all’andamento, previsto in forte crescita, dei prezzi nel Sistema EU ETS, a cui è agganciata la quantificazione del contributo Cbam sulle emissioni carboniche incorporate nelle merci importate e dei relativi certificati che dovranno essere acquistati a partire dal 2027. E sicuramente nei settori dei metalli interessati se ne parla ampiamente.

Ma – precisa Orselli – si dovrebbe parlare di più anche della questione della gestione del rischio Cbam dal punto di vista contrattualistico. Gli importatori, o eventualmente gli spedizionieri, su cui ricade la responsabilità delle dichiarazioni Cbam farebbero quindi bene a definire contratti ad hoc con i produttori extra Ue delle merci in oggetto, da mettere a punto con studi legali specializzati, per cautelarsi. Cioè, è consigliabile avere accordi scritti che formalizzino che nel caso in cui, in seguito a verifica-audit negli impianti del produttore, le emissioni effettive risultassero più alte rispetto a quanto dichiarato precedentemente, il costo aggiuntivo del Cbam (che ricade sul dichiarante importatore o spedizioniere) dovrebbe essere indennizzato dal produttore».

L’esempio dell’acciaio inox indonesiano

Orselli fa l’esempio dei lingotti di acciaio inox indonesiani 304: «Il principale produttore indonesiano oggi indica che le sue attuali emissioni Scope 1 incorporate per tonnellata in questa categoria sono tre volte più basse del valore di default. È una differenza abissale, che comporterebbe un notevole risparmio se il dichiarante riportasse questi dati. Quindi c’è la tentazione di “accettarli” da parte dell’importatore, anziché applicare il valore di default».

Ma i dati dichiarati dai produttori oggi non sono certificati, perché il sistema delle verifiche Cbam in loco sugli impianti dei produttori dovrebbe partire solo a fine 2026. «Per restare al nostro esempio – osserva Orselli – sappiamo che i produttori indonesiani di acciaio inox utilizzano come precursori nichel pig iron per circa il 68%, lega ferro-cromo per il 25%, e per il resto un po’ di leghe ferro-manganese e ferro-silicio. Considerando le emissioni di questi materiali, è quindi impensabile che il livello di emissioni incorporate dell’acciaio inox risultante sia a un livello così basso come quello che dichiara questo produttore. Se non si seguono i valori di default, a maggior ragione occorre attrezzarsi legalmente nella gestione del rischio Cbam».

Le verifiche effettive sui produttori

Orselli conclude dicendo di aspettarsi che ci sarà un collo di bottiglia sulle verifiche dei produttori extra Ue verso fine 2026, quando i team di controllo dovrebbero iniziare a essere operativi nei Paesi di origine. «Siccome le verifiche vengono fatte in ordine di presentazione e le risorse sono limitate, secondo me ci sarà la corsa a farsi verificare prima degli altri, perché questo diventa uno strumento competitivo. Se e quanto poi questo sistema funzionerà nei vari Paesi, resta tutto da vedere».

Share:

Iscriviti alla Newsletter
di FARO Club

FARO Club dà accesso a relazioni e know how per ampliare gli orizzonti, affrontare il futuro e espandere il business.



    Informativa sulla privacy