BATTERIE
Le prospettive del riciclo di batterie agli ioni di litio per veicoli e accumuli
Le nuove regole Energy Release 2.0 sono state finalmente pubblicate in seguito al recepimento delle modifiche richieste dalla Commissione Ue al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica – Mase.
Entra quindi nel vivo la procedura per l’assegnazione alle imprese energivore italiane di 23 TWh annui di elettricità per tre anni, a partire dal 2025, al prezzo calmierato di 65 euro a MWh (+ 3 euro di garanzia). Il GSE ristorerà cioè come anticipazione il differenziale tra 65 euro e il prezzo pagato per l’energia prelevata dalla rete.
Le aziende beneficiarie devono impegnarsi a dotarsi di nuovi impianti di fonti rinnovabili di capacità almeno doppia rispetto all’energia anticipata, che dovranno essere realizzati nel giro di massimo 40 mesi. E che saranno soprattutto impianti fotovoltaici. Le imprese possono farlo in proprio, se stipulano un contratto diretto con il GSE prendendosi l’impegno di restituzione. Oppure possono aderire a proposte aggregative di operatori del mercato, che sono tipicamente grandi produttori elettrici che investono in impianti utility-scale.
L’obiettivo della misura quindi non è solo aiutare le aziende energivore con l’anticipazione per tre anni di elettricità a prezzo agevolato rispetto al PUN. Ma anche avere un effetto incentivante nello stimolare la crescita delle fonti rinnovabili.
Ma cosa cambia con le nuove regole sulla restituzione ventennale al GSE del beneficio di prezzo sull’energia anticipata?
«La Commissione Europea – spiega Daniele Bianchi, presidente del Coordinamento Nazionale dei Consorzi Energia di Confindustria – aveva chiesto con una confort letter ragguagli al Mase sul funzionamento della misura Energy Release, sollevando dubbi in relazione alla compatibilità con la normativa Ue sugli aiuti di Stato.
Principalmente, chiedeva un meccanismo trasparente attraverso cui gli energivori possono selezionare i produttori che dovranno restituire l’energia nei vent’anni successivi e chiedeva che venisse restituito il beneficio economico trasferito nei primi tre anni agli energivori. Qualora ciò non avvenisse per intero, si deve introdurre un prolungamento del contratto ventennale per massimo altri vent’anni, chiamato in gergo claw-back».
Bisognerà infatti tenere conto di quale sarà l’andamento nei prossimi decenni dei prezzi zonali orari dell’energia elettrica rispetto allo strike price di 65 euro. E potrebbe accadere, se i prezzi si abbasseranno per l’aumento della generazione delle rinnovabili nelle ore di punta, che in alcuni casi non basteranno vent’anni per restituire tutto il valore al GSE.
In sintesi, le principali modifiche apportate con il Decreto ministeriale MASE n. 204 del 29 luglio 2025 sono:
In sostanza, la differenza rispetto alla versione originaria della Energy Release 2.0 è che ora si dovrà restituire non solo l’energia anticipata ma anche il beneficio.
Questo appesantisce l’onere di restituzione, che deve appunto prevedere un ritorno anche per il sistema. Ciò comporta che quando gli energivori vanno a trovare, tramite accordi bilaterali, i soggetti produttori di energia rinnovabile attraverso cui restituire al GSE l’anticipo dei tre anni, ci sarà un extra onere da pagare. Di fatto, mentre prima si poteva pensare di avere energia a 65 euro a MWh, adesso l’onere di restituzione ha un costo che deve essere prezzato, da definire nei contratti bilaterali con i produttori.
Sull’ammontare di questo onere sono in corso valutazioni da parte dei produttori. L’extra serve infatti a pagare il costo della realizzazione degli impianti e la contrattualizzazione verso il GSE.
A questo proposito Bianchi è comunque positivo: «Sicuramente c’è una complicazione per gli energivori, ma meno onerosa di quello che poteva sembrare qualche mese fa. Stiamo infatti verificando che gli operatori riescono a trovare impianti per cui abbia senso fare un contratto con il GSE.
Al momento è troppo presto per avere un’idea del costo medio dell’extra onere. Ma quel che è certo che, dopo essere partiti da valori molto alti, si sta scendendo velocemente. Il mercato sta planando perché i costi degli impianti stanno calando sia come materiali (pannelli fotovoltaici, inverter) sia perché le aree di ubicazione stanno finalmente ottenendo più autorizzazioni».
L’Energy Release è rivolta ai soggetti energivori iscritti nell’elenco delle imprese a forte consumo di energia elettrica istituito presso la Cassa per i Servizi Energetici e Ambientali (CSEA). La soglia minima di consumi elettici annuali è di 1 GWh.
Per l’Energy Release 2.0 hanno presentato manifestazioni di interesse 3400 aziende attraverso 559 istanze (molte attraverso soggetti aggregatori) per un totale di 70 TWh. Il GSE ha messo a disposizione un terzo dell’energia richiesta, 23 TWh. Quindi gli assegnatari riceveranno nel 2025, 2026 e 2027 un anticipo pari a un terzo del fabbisogno dichiarato.
«I consumi elettrici annuali degli energivori in Italia – osserva Bianchi – sono di circa 80 TWh, rispetto a un fabbisogno di 120 TWh dell’intera industria manifatturiera e a un totale nazionale di poco più di 300 TWh. Si può quindi dire che tutte le aziende energivore hanno partecipato. In termini di capacità aggiuntiva di fonti rinnovabili, l’impegno è di realizzare 5 GW di nuovi impianti, di cui 2,5 GW saranno quelli specifici e altri 2,5 GW del FerX».