BATTERIE
Le prospettive del riciclo di batterie agli ioni di litio per veicoli e accumuli
Gli investimenti in infrastrutture pubbliche sono il principale driver di fiducia per la ripresa del mercato europeo dell’acciaio nel 2025 e 2026. Questo è quanto emerge trasversalmente da diversi operatori italiani ed europei della siderurgia, in occasione dell’edizione 2025 della fiera di settore Made in Steel di Milano.
Innanzitutto, ci sono i progetti finanziati dal Pnrr da completare entro metà 2026. Secondo l’analisi aggiornata a fine 2024 di OpenPNRR, infatti, solo il 5% di quanto sinora completato è relativo a opere pubbliche infrastrutturali e di impiantistica. Vale a dire lavori ad elevato consumo di acciaio.
Ben il 67,4% dei 70,3 miliardi di euro di fondi Pnrr assegnati per la realizzazione di opere pubbliche riguardano progetti ancora in corso o in fase di avvio.
E in prospettiva, per rilanciare un mercato europeo dell’acciaio caratterizzato da una domanda ancora molto debole in gran parte dei settori di consumo, si guarda molto alla Germania. Dove dovrebbe essere avviato dal nuovo governo un piano da 500 miliardi di euro di investimenti nei prossimi dieci anni in nuove infrastrutture di trasporto, civili ed energetiche, finanziato in gran parte a deficit dopo l’allentamento del freno costituzionale tedesco al debito pubblico.
Due testimonianze interessanti in questo ambito arrivano dal gruppo siderurgico ucraino Metinvest e da quello italiano Manni, che hanno entrambi un forte focus sul mercato europeo dell’acciaio per costruzioni.
«La domanda continentale all’inizio del 2025 è in debole ripresa – nota Roberto Re, amministratore delegato dei laminatoi italiani Metinvest Trametal Spa e Ferriera Valsider spa – a causa del lancio di alcuni progetti edilizi e industriali dopo la riduzione dell’attività nel 2024 e il limitato rifornimento di scorte. Le previsioni sui consumi di Eurofer e World Steel Association sono molto caute: solo +1,6% in Italia e +2% nell’Ue nel 2025».
«Prevediamo – prosegue Re – che la ripresa continuerà nel 2026-2027, supportata da diverse iniziative statali come i progetti finanziati dal Pnrr in Italia, già parzialmente visibili nel 2025, e dagli attesi investimenti infrastrutturali e industriali su larga scala in Germania».
Metinvest guarda con fiducia al mercato tedesco, che rappresenta oggi il 15% delle vendite degli stabilimenti italiani del gruppo. In Germania ha per esempio recentemente ottenuto una commessa di fornitura di laminati per il progetto della nuova fabbrica di semiconduttori TSMC di Dresda. «Gli investimenti finanziati dal governo di solito significano opere di consumo di acciaio su larga scala, che portano una domanda straordinaria a tutte le aziende lungo la catena del valore. Se anche solo l’1-2% del nuovo budget proposto in Germania fosse destinato all’acciaio – considera Re – sarebbero decine di milioni di tonnellate aggiuntive di acciaio da produrre e lavorare nei prossimi anni».
Sulla stessa lunghezza d’onda è Francesco Manni, presidente di Manni Group. «Dobbiamo affrontare tre sfide interconnesse», è la sua sintesi. «Primo: un Pnrr, apprezzabilmente sottodimensionato rispetto al potenziale, ancora da valorizzare in una finestra temporale sempre più ristretta. Secondo: una domanda in generale flessione, rispetto a cui è bene sottolineare che il consumo apparente di acciaio è influenzato dall’utilizzo delle scorte, soprattutto nella parte finale dello scorso anno. Terzo: l’incertezza sui mercati esteri generata dalle politiche dei dazi».
Il punto delle barriere commerciali internazionali è inevitabilmente molto rilevante, dopo che a marzo 2025 l’amministrazione Trump ha portato al 25% i dazi Usa sulle importazioni di acciaio e alluminio per diverse tipologie di prodotti finiti, semi finiti e derivati dell’acciaio e dell’alluminio.
La questione che molti operatori e analisti di mercato si pongono si intreccia con quella dell’eccesso di capacità produttiva siderurgica mondiale, in particolar modo cinese a asiatica. L’introduzione dei dazi statunitensi sull’acciaio potrebbe cioè stimolare l’import in Europa di acciaio proveniente da Paesi extra Ue impegnati a diversificare i loro mercati di sbocco rispetto a un mercato americano più chiuso?
Non ne è così certo Riccardo Benso, membro del Comitato Tecnico Acciai di Assofermet e presidente di Albasider Spa. «Questa dinamica sarebbe abbastanza scontata in un regime di apertura dei mercati. Ma – ragiona Benso – è più difficile immaginarsi un travaso di volumi prima destinati agli Usa in un contesto altamente protetto come quello che si ha oggi in Europa, anche alla luce delle recenti modifiche ai regolamenti sulla Salvaguardia Ue. Più facile immaginarsi un ulteriore propensione di Bruxelles a restringere ancor più le maglie dell’import per contenere sul nascere eventuali deviazioni di flussi d’import-export che non riguardavano il nostro continente prima dell’avvento dei dazi di Trump».
In un mercato europeo dell’acciaio caratterizzato da una persistente debolezza della domanda, un certo sostegno ai produttori Ue è giunto dalla riduzione delle quote di importazione e dai dazi antidumping preliminari sugli hot rolled coils provenienti da alcuni Paesi extra Ue. Soprattutto asiatici.
«Nel primo trimestre del 2025 – registra Metinvest Group – abbiamo visto un calo del 25% delle importazioni di hot rolled coils nell’Ue rispetto al primo trimestre del 2024. Questa ridotta pressione delle importazioni consente ai produttori Ue di aumentare le vendite nei mercati interni e ha favorito una certa ripresa dei prezzi nella prima metà del 2025».
Assofermet, che rappresenta le imprese del commercio, della distribuzione e della pre-lavorazione dei prodotti siderurgici in Italia, conferma che lo spazio per le importazioni di acciaio in Europa da paesi extra Ue si sta assottigliando. «Questo non potrà non avere ripercussioni sull’andamento dei prezzi europei. Ma – osserva Benso – nelle ultime settimane la spinta al rialzo che si era avuta nei primi mesi dell’anno, intorno al 10-15% di recupero rispetto ai minimi del 2024, ha perso di efficacia e la domanda debole sembra condizionare alcuni operatori, più sensibili ed esposti ai cali di volumi».
Di fatto, la calma quasi piatta del mercato europeo dell’acciaio si accompagna a uno scenario globale volatile e poco prevedibile, che rallenta investimenti e consumi. «La revisione delle misure di Salvaguardia Ue dovrebbe, assieme ai dazi antidumping, contribuire a stabilizzare il mercato e non farlo cedere, nonostante la domanda resti fiacca», conclude Benso.