METALLI
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Byd in Europa rallenta gli investimenti industriali in Turchia ma si dice pronta ad aumentarli nell’area Ue.
Il principale gruppo automobilistico cinese ha deciso di rafforzare la propria base produttiva nell’Unione europea per ridurre l’impatto dei dazi di Bruxelles e soddisfare i requisiti di localizzazione della produzione.
Il nuovo stabilimento ungherese di Byd avvierà nell’ultimo trimestre del 2026 l’attività di assemblaggio di veicoli elettrici e ibridi destinati al mercato europeo. La vice presidente esecutiva del gruppo Stella Li ha dichiarato che, oltre che in Ungheria, la casa automobilistica cinese sta considerando di investire in un secondo sito produttivo in Europa. Mentre resta in pausa il progetto annunciato nel 2024 per realizzare un impianto produttivo in Turchia.
Nel 2025 Byd ha raggiunto una quota di mercato europeo dell’1,4% solo via export. Sono stati 187mila i suoi veicoli elettrici e ibridi immatricolati l’anno scorso in Ue, Efta e Regno Unito, pari al 4% delle 4,6 milioni di unità vendute a livello mondiale.
La scelta risponde all’esigenza di privilegiare investimenti direttamente in Paesi Ue per meglio rispondere alla possibile evoluzione in senso ristrettivo rispetto all’import delle regole europee in materia di contenuto locale e appalti pubblici. Inoltre, secondo alcuni osservatori, il congelamento dell’investimento turco di Byd è anche influenzato dallo stato non ottimale delle relazioni politiche tra Ankara e Pechino.
Per il governo turco, che aveva accompagnato l’accordo con importanti incentivi fiscali, il rallentamento rappresenta un evidente passo indietro rispetto alle aspettative di trasformare il Paese in uno dei principali poli europei della mobilità elettrica.
Non solo Byd. Anche altri player cinesi di settore stanno investendo per rafforzare la loro presenza nel Vecchio Continente proprio mentre l’industria automotive europea sta ridimensionando la capacità produttiva (il caso più emblematico è Volkswagen).
La filiera industriale europea dell’automotive si sta quindi affollando di operatori industriali, nonostante il consolidato rimpicciolimento del mercato continentale delle auto di nuova immatricolazione.
Come mostrano i dati Acea, la piccola ripresa delle vendite non ha recuperato il crollo registrato nel 2020. Va sottolineato, a tal proposito, come negli ultimi vent’anni il prezzo medio delle vetture sia cresciuto molto più del Pil dell’area Ue, frutto di una strategia dei produttori più orientata alla redditività che ai volumi.
In particolare, secondo uno studio del centro di ricerche di mercato nel settore automotive Jato, gli incrementi di prezzo più rilevanti nei segmenti dei veicoli mass-market in Italia, Francia, Germania e Regno Unito sono avvenuti tra il 2020 e il 2022. Nello stesso periodo molte case automobilistiche hanno realizzato rilevanti aumenti dei profitti, che si sono però successivamente erosi, fino a crollare nel 2025, quando per fronteggiare la concorrenza cinese hanno abbassato i prezzi a fronte di un aumento dei costi operativi.
Un’analisi delle ragioni del calo di produzione e vendite di auto nuove in Europa e in Italia in “L’aumento dei prezzi delle auto e le trasformazioni del mercato in Europa”.