29 Aprile 2024 / CBAM

CBAM alluminio, le criticità per la filiera Ue

Cbam alluminio, avviata nel 2024 la fase transitoria dell’applicazione del Carbon Border Adjustment Mechanism. Ma servono modifiche alla normativa Ue che rischia di impattare fortemente sul settore europeo del più versatile dei metalli industriali. La richiesta arriva con forza anche dalla filiera italiana, e pare essere stata ampiamente percepita dalla politica nazionale.

Il 10 aprile infatti la Camera dei Deputati ha approvato con voto trasversale tra maggioranza e opposizione una mozione parlamentare che impegna il governo a confrontarsi con le istituzioni europee per rivedere alcuni aspetti del Cbam. Tra le problematiche principali, comuni a tutti i comparti dei metalli interessati (acciaio, alluminio, ghisa), ci sono nell’immediato le difficoltà per gli importatori a reperire informazioni dai fornitori extra Ue. Mentre in prospettiva, in termini di impatti economici in vista della piena entrata in vigore del Cbam nel 2026, ci sono perplessità sull’applicazione esclusiva del Cbam alle materie prime e ai semiprodotti e semilavorati di acciaio e alluminio. A cui conseguentemente si aggiungono timori per il rischio di delocalizzazione della manifattura di prodotti in alluminio o contenenti componenti in alluminio in paesi extra Ue con legislazioni ambientali meno restrittive.

La posizione di Assomet sulla questione Cbam alluminio

Mauro Cibaldi, vicepresidente di Assomet, l’associazione di rappresentanza dei produttori e trasformatori italiani di metalli non ferrosi, sintetizza le principali criticità del Cbam per la competitività del settore europeo dell’alluminio.

– L’applicazione del Cbam e del relativo “dazio ambientale” solo sulle importazioni di pani, billette e semilavorati di alluminio rischia di aprire ancora di più il mercato europeo alle importazioni di prodotti finiti da paesi extra Ue a prezzi estremamente concorrenziali. L’impatto economico della “tassazione” Cbam potrebbe essere piuttosto dirompente, arrivando anche a 500 euro la tonnellata.

– I produttori extra Ue di alluminio primario potrebbero destinare al mercato europeo la quota minoritaria della loro produzione che rispetta o si avvicina agli standard Ue di emissioni carboniche, senza in realtà essere invogliati a decarbonizzare il grosso del loro output destinato agli altri mercati mondiali. E quindi senza particolari effetti ambientali benefici a livello globale.

– In aggiunta all’energia più cara rispetto ad altri mercati, anche quelli maturi come per esempio il Nord America, sulla competitività dell’export dei produttori europei di alluminio pesano appunto i costi di ETS e Cbam. Che dovrebbero in qualche modo essere compensati.

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