15 Luglio 2024 / IMPRESE

Caos a luglio sull’import di acciaio extra Ue a causa delle nuove regole di salvaguardia

I primi effetti delle nuove regole di salvaguardia sull’import di acciaio extra Ue, prorogata dal 1 luglio 2024 al 30 giugno 2026, sono stati negativi. Lo sdoganamento del materiale HRC quota paesi terzi nelle prime due settimane di luglio è stato infatti problematico, con riflessi negativi sulla catena della logistica per gli ingorghi nei porti italiani. In particolare a Ravenna e a Marghera.

«Come previsto – nota Marco Moriconi, sales director steel di Hyosung Europe – il cap del 15% per paese all’interno della global quota, definito solo qualche settimana prima dello sbarco e quindi con ordini ad acciaierie extra EU già confermati, ha portato una grande confusione».

Tutti i principali paesi esportatori, hanno visto le loro quote riempirsi subito ed eccedere il cap, con dazi teorici che vanno dal 6% al 12%.

«Ipotizzando un prezzo di acquisto di un coil nero a 580 €/t CIF, i dazi da applicare vanno da 35 €/t circa per l’Egitto a 70 €/t per Taiwan, portando i prezzi totalmente fuori mercato rispetto a quotazioni correnti da origini europee», calcola Moriconi.

Cosa accadrà in autunno all'import di acciaio extra Ue

Grazie però ad una nuova possibilità introdotta dal 1° Aprile, gli importatori possono avvalersi della possibilità di «decidere se procedere, a seguito della procedura di assegnazione delle quote di contingente tariffario da parte della Commissione Ue, all’importazione dell’intera quantità, parte di essa o rinunciare all’importazione».

Pertanto, molti hanno deciso di richiedere l’importazione per la sola parte di merce beneficiaria della quota. Lasciando però molto materiale, per alcuni superiore al 50% del quantitativo previsto, nei porti in attesa delle nuove quote ad ottobre.

La mossa ha dato un po’ di respiro agli operatori, anche alla luce della scarsa domanda nel mercato italiano ed europeo. Ma in realtà, osserva Moriconi, «il problema viene solo spostato nel tempo al prossimo 1° Ottobre, di fatto dimezzando le quote disponibili all’import di acciaio in un mercato che già vede mancare le quantità dell’ex Ilva».

Da una parte, quindi, la domanda langue. Dall’altra, «i centri servizio iniziano a manifestare mancanze di materiale, pertanto si può prevedere un ristoccaggio a settembre/ottobre con conseguente aumento di prezzo, soprattutto per materiale caldo e decapato. Inoltre, la ridistribuzione delle quote vedrà i centri servizio e gli utilizzatori finali privati di materiale origine Taiwan e Giappone, mentre i grossi player si assicureranno le quote da origini più sicure.

In ogni caso – conclude Moriconi – l’impressione è che tutti i produttori europei proveranno ad aumentare i prezzi a ridosso dell’estate o subito dopo; pertanto anche i centri servizi dovranno aumentare i prezzi all’utilizzo finale per salvare la marginalità».

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