28 Marzo 2024 / EXPERIENCE

Carenza di rottami ferrosi, serve strategia comune della siderurgia italiana

I rottami ferrosi sono la principale materia prima seconda che alimenta l’elettrosiderurgia. Ambito in cui l’Italia detiene il primato in Europa in termini di quota sul totale della produzione nazionale di acciaio, pari a oltre l’80% rispetto a una media Ue ancora sotto il 50%.

Ma la quota di acciaio mondiale prodotta con forni elettrici, basandosi in larga parte sul riciclo di rottami ferrosi, è oggi del 20%. Si prevede che aumenti arrivando al 50% per il 2050, ma la quantità di rottami ferrosi necessari per la piena conversione a livello globale della siderurgia da acciaio primario ad acciaio secondario non sarà disponibile prima di fine secolo. La questione è quindi rilevante rispetto agli obiettivi di decarbonizzazione dell’industria, al pari delle diverse soluzioni come la CCS e l’idrogeno verde che possono concorrere a ridurre l’impronta carbonica dell’acciaio, visto che il settore siderurgico rappresenta circa il 7-8% delle emissioni globali di gas serra e la domanda mondiale di acciaio è prevista aumentare a 2,6 miliardi di tonnellate nel 2050 (nel 2023 la produzione mondiale di acciaio grezzo è stata di 1,9 miliardi di tonnellate, dati World Steel Association).

Serve strategia italiana per la carenza di rottami ferrosi

La questione della disponibilità di rottami ferrosi e dello sviluppo delle alternative al rottame è rilevante anche in Italia, vista la già notevolissima incidenza dell’elettrosiderurgia nel panorama dell’acciaio nazionale. Lo ha sottolineato con decisione Romano Pezzotti di Fersovere srl nel suo intervento al Kerb del mercato fisico dei metalli del 64° FARO Club Main Meeting: «In termini strategici è essenziale affrontare il grande problema della carenza di rottami ferrosi. Il settore siderurgico, sia lato produzione sia lato commercio, si deve focalizzare su questa criticità. Tutto questo tema dovrà essere affrontato con una strategia comune nella filiera del ferroso, perché bisogna fare il possibile per usare il rottame in loco anziché spostarlo tra diversi paesi e continenti».

Pezzotti ha evidenziato che «occorre sviluppare materiali alternativi, che ci sono ma non sono ancora considerati a sufficienza, come le spugne di ferro in impianti di preridotto DRI», rilevando un ritardo del comparto siderurgico italiano sulle alternative, dove «per esempio i produttori di ghisa sono molto più attenti dei produttori di acciaio».
Inoltre «è necessario, come già fa un importante produttore siderurgico nazionale, anche sviluppare tecnologie in grado di processare e rendere servibile il rottame di bassa qualità, che oggi viene rifiutato dalle acciaierie e finisce nel flusso delle 500/600mila tonnellate di rottame che escono dall’Italia ogni anno».

Aspettative 2024 del mercato dei rottami ferrosi

Per quanto riguarda la congiuntura e le prospettive a breve termine del mercato dei rottami ferrosi, Pezzotti si è detto fiducioso che il 2024 sarà un anno di belle soddisfazioni per gli operatori. «Dal quarto trimestre 2023 è infatti iniziata una fase positiva accompagnata da quotazioni importanti. Che dovrebbe migliorare ulteriormente nel secondo semestre del 2024, con novità che arrivano quasi tutte dai progetti Pnrr. Certo non si tornerà all’effervescenza che c’è stata dal 2021 fino a inizio 2023, ma oggi siamo ai massimi sugli ultimi dieci mesi. Il che significa che la domanda è buona, quindi c’è positività per quest’anno».

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