14 Marzo 2024 / IMPRESE

Produzione sostenibile nei settori hard-to-abate con l’idrogeno verde

Procede l’iter che porterà al decreto per gli incentivi tariffari alla produzione sostenibile di idrogeno a basse emissioni carboniche per l’industria dei settori hard-to-abate e per i trasporti. Il 4 marzo 2024 sì è infatti conclusa la consultazione pubblica del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) che ha raccolto e sta analizzando oltre 40 pareri e proposte di operatori interessati allo sviluppo dell’idrogeno verde per gli obiettivi di decarbonizzazione industriale ed energetica previsti dal PNIEC. Ne dovrebbe uscire uno schema di decreto da sottoporre alla Direzione generale per la concorrenza della Commissione europea per la verifica di compatibilità con le normative Ue in materia di aiuti di stato.

A gennaio 2024 era intanto arrivato il via libera della Commissione europea alla misura da 550 milioni di euro attivata dal MASE nell’ambito dei finanziamenti PNRR a sostegno degli investimenti per la decarbonizzazione e la produzione sostenibile con idrogeno verde da fonti rinnovabili realizzati entro il 31 dicembre 2025 nei settori con processi industriali ad alte emissioni carboniche di difficile abbattimento quali siderurgia, ceramica, carta, vetro, etc. «Si sblocca finalmente – ha commentato il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin – l’istruttoria di alcuni progetti che riteniamo strategici per avviare la decarbonizzazione dell’industria hard-to-abate. I progetti valutati positivamente andranno ad aggiungersi ai due di ricerca per l’uso di idrogeno in processi industriali già approvati. La nostra azione in direzione della transizione procede guardando a quelle tecnologie più adatte a tutelare l’ambiente e insieme a valorizzare la competitività del Paese».

I settori industriali dove puntare sull'H2 green per la produzione sostenibile

Il PNRR italiano destina un miliardo di euro di fondi alla misura a sostegno dell’utilizzo di idrogeno verde nei processi industriali dei settori hard-to-abate.
L’indagine su un campione di imprese medie, grandi e piccole attive nella filiera italiana dell’idrogeno condotta dall’associazione italiana di settore H2IT in collaborazione con l’Innovation Center di Intesa Sanpaolo indica la mobilità come l’ambito con le migliori prospettive di sviluppo al 2030 dell’idrogeno.
Il secondo ambito più interessante di applicazione è proprio l’industria con processi produttivi che impiegano calore ad alta temperatura. In particolare l’utilizzo dell’idrogeno verde come vettore energetico alternativo ai carburanti fossili per aiutare la transizione verso processi di produzione sostenibile nell’industria ha un buon potenziale di sviluppo in quattro settori a elevata intensità di emissioni carboniche hard-to-abate: acciaio, cemento, vetro e ceramica.

Tre esempi di progetti di conversione all’idrogeno verde in settori hard-to-abate con fondi PNRR

Progetto Green Hydrogen di Acciaieria Cogne Acciai Speciali in collaborazione con la società Blu Energie del gruppo Eaux Valdôtaines di Aosta specializzata nella progettazione, costruzione e gestione di impianti alimentati da fonti idroelettriche e fotovoltaiche. Oggetto: elettrolizzatore da 1 MW alimentato da nuova centrale idroelettrica sulla Dora Baltea e nuovo impianto fotovoltaico sul tetto dello stabilimento, per la produzione di idrogeno verde da utilizzare come vettore energetico per la produzione sostenibile decarbonizzata di acciai speciali in un’area industriale dismessa.

Progetto H2 Factory™ di Iris Ceramica Group di Castellarano (RE) in collaborazione con Edison Next. Oggetto: elettrolizzatore da 1 MW alimentato da due impianti fotovoltaici da complessivi 3,2 MW di potenza sul tetto dello stabilimento, per la produzione di idrogeno verde da utilizzare come vettore energetico al posto del gas per la produzione sostenibile decarbonizzata di lastre in ceramica 4D.

Progetto Hydrogen Valley in Sicilia del Gruppo Duferco a Gianmoro di Pace del Mela (ME) in collaborazione con la compagnia di navigazione Caronte & Tourist, la società Nippon Gases Italia specializzata in gas tecnici e il produttore portoghese di elettrolizzatori Fusion Fuel. Oggetto: elettrolizzatore a tecnologia PEM (membrana a scambio protonico) da 1 MW alimentato da impianto fotovoltaico co-localizzato da 4 MW di potenza, per la produzione di idrogeno verde che alimenterà utenze industriali nell’area circostante e possibilmente anche soluzioni per la mobilità.

Obiettivi e ritardi della trasformazione verso una produzione sostenibile di idrogeno da fonti rinnovabili

Il RepowerEU fissa per il 2030 l’obiettivo di produrre 10 milioni di tonnellate di idrogeno verde nell’Unione europea e di importarne ulteriori 10 milioni di tonnellate, portandone la quota al 42% sul totale di idrogeno utilizzato. Sono previsti investimenti per 22 miliardi di euro. Ma nel 2022 la produzione di idrogeno da fonti rinnovabili nell’Ue si è fermata a 20mila tonnellate.

IEA ha tagliato del 35% le stime di sviluppo dell’idrogeno verde a livello mondiale. Il report Renewables 2023 prevede che la capacità di energie rinnovabili dedicate alla produzione di idrogeno e di carburanti a base di idrogeno crescerà globalmente di 45 GW tra il 2023 e il 2028, di cui il 75% si concentrerà in Cina, Arabia Saudita e Stati Uniti. Però i progetti sono in forte ritardo quasi ovunque nel mondo, tranne che in Cina.

Secondo l’IEA Hydrogen Projects Database aggiornato a ottobre 2023, degli oltre 360 GW di progetti di elettrolizzatori alimentati da fonti di energie rinnovabili con avvio programmato entro il 2030, soltanto il 3% (12 GW) ha raggiunto la chiusura finanziaria o è in fase di costruzione. Pesano le barriere di costo e di connessione in rete delle fonti rinnovabili e le lungaggini degli iter autorizzativi.

Le problematiche sono particolarmente evidenti in Europa e in Italia. L’indagine H2IT – Intesa Sanpaolo sul campione di imprese della filiera italiana dell’idrogeno evidenzia come principale ostacolo la poca chiarezza del quadro normativo, seguito dall’incertezza per la bassa maturità del mercato, le problematiche relative ad autorizzazioni e burocrazia, i costi delle tecnologie e dell’energia, la scarsità di fonti rinnovabili dedicate alla produzione di idrogeno verde, la scarsità di finanziamenti pubblici e di finanza agevolata, la difficoltà di reperimento di personale qualificato.

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