15 Dicembre 2023 / TRANSIZIONE ENERGETICA

Politica energetica italiana: leggi e direttive per lo sviluppo del settore

È entrata in vigore a dicembre 2023 una nuova misura di politica energetica italiana per le imprese, in conformità al Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC). Si tratta del DL n. 181/2023 del 09/12/2023, che mira a promuovere l’autoproduzione di energia rinnovabile nei settori energivori a rischio delocalizzazione attraverso la cessione dell’energia rinnovabile a prezzi equi ai clienti finali energivori. Tre sono i campi di intervento: sostegno alle imprese, promozione e sviluppo delle rinnovabili, sicurezza energetica e decarbonizzazione (sintesi del Decreto Energia).

Ma qual è il quadro complessivo nazionale ed europeo in cui si situa quest’ultima misura di politica energetica? Qual è stata l’evoluzione storica della politica energetica italiana negli ultimi trent’anni?

Le principali leggi energetiche in Italia

Due importanti decisioni risalenti all’ultimo quindicennio del XX secolo hanno segnato lo sviluppo della politica energetica italiana. Il no al nucleare civile e la liberalizzazione del mercato dell’energia .

La decisione in ambito energia nucleare arrivò con il referendum abrogativo del 1987, dopo il disastro di Chernobyl del 1986. Scelta confermata nel 2011 con un altro referendum che abrogò nuove norme del 2008 che tornavano a consentire la produzione di energia nucleare sul territorio nazionale.

La liberalizzazione del mercato fu avviata con le privatizzazioni di inizio anni ’90. Cioè la cessione da parte dello Stato di quote di capitale delle società pubbliche Enel ed Eni (DL n. 333 del 11/07/1992), di fatto imposta all’Italia dall’Unione europea per finalità di risanamento della finanza pubblica. A cui seguì l’istituzione dell’Arera (Legge n. 481 del 14/11/1995), l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente, che svolge funzione indipendente di regolazione e controllo per lo sviluppo di mercati utility concorrenziali e la tutela degli utenti. Per poi arrivare, in recepimento della Direttiva europea n. 96/92/CE in materia di mercato comune dell’energia, alla separazione a livello nazionale di produzione, trasmissione e distribuzione di energia elettrica (il famoso “Decreto Bersani” DL n. 79 del 16/03/1999). Che segnò la nascita di Enel Produzione, Enel Distribuzione, Terna, il Gestore della rete di trasmissione nazionale (GRTN) e la borsa elettrica (che diventerà operativa nel 2004 e dal 2009 è gestita dal GME, Gestore dei mercati elettrici).

Legislazione italiana dopo il 2000

Nei primi anni 2000 si attua la nuova regolazione del mercato dell’energia. In particolare la “Legge Marzano” n. 239 del 23/08/2004 riordina il settore definendo le nuove competenze ripartite tra Stato e Regioni secondo le modifiche del titolo V della Costituzione del 2001. Gli indirizzi principali sono il completamento delle liberalizzazioni e l’incremento dell’efficienza del mercato interno.

Nel 2005, in seguito alla Direttiva europea n. 2003/54/CE che abrogava la precedente n. 96/92/CE, il GRTN cede l’attività di gestione della rete di trasmissione a Terna e cambia nome in GSE (Gestore dei servizi elettrici), la società del Ministero dell’economia e delle finanze che oggi si focalizza sullo sviluppo delle energie rinnovabili e dell’efficienza energetica.

Nel panorama legislativo della politica energetica italiana per la promozione delle fonti rinnovabili spicca il DL n. 29 del 03/03/2011 che attua la Direttiva europea 2009/28/CE. A cui seguono i recepimenti di diversi provvedimenti europei per la transizione energetica, tra cui molto rilevante è stato il pacchetto Energia pulita per tutti gli europei del 2016. Mentre, per quanto riguarda la normazione in materia di efficienza energetica, con il DL n. 102 del 04/07/2014 si attua la Direttiva europea 2012/27/UE.

In prospettiva, per i prossimi anni la politica energetica italiana sarà definita secondo gli obiettivi del PNIEC 2030, nel quadro del REPowerEU avviato nel 2022 per la transizione verso l’aumento delle fonti rinnovabili, la riduzione delle fonti fossili, la diversificazione del rischio di approvvigionamento, il risparmio energetico.

Le direttive europee per la transizione energetica

La politica energetica italiana è fortemente influenzata, di fatto impostata, da quella comunitaria Ue.

In questo ambito, il pacchetto Clean energy for all Europeans è stata la prima grande raccolta sistematica di misure in materia di politiche energetiche. Si basa sulle linee guida emanate dalla Commissione europea nel 2016 rispetto agli obiettivi di decarbonizzazione (Net Zero 2050) e di contenimento dell’innalzamento della temperatura globale dell’Accordo di Parigi siglato alla Cop21 del 2015. Il Clean energy for all Europeans raggruppa otto atti legislativi comunitari su performance energetiche degli edifici (Direttiva UE n. 2018/844), energie rinnovabili (Direttiva UE n. 2018/2001), efficienza energetica (Direttiva UE n. 2018/2002), governance coordinata europea delle trasformazioni del sistema energetico (Regolamento UE n. 2018/1999), mercato elettrico (Direttiva UE n. 2019/944, Regolamento UE n. 2019/941, Regolamento UE n. 2019/942,  Regolamento UE  n. 2019/943).

Il secondo grande pacchetto di regole in materia di transizione energetica nell’ambito del Green Deal Eu è il Fit for 55 , mirato a ridurre obbligatoriamente le emissioni di gas serra di almeno il 55% entro il 2030. Include misure già adottate e proposte di nuove misure in diversi ambiti:

– il sistema di scambio delle quote di emissioni carboniche nell’Ue;
– l’istituzione del fondo sociale europeo per sostenere finanziariamente i soggetti economicamente più colpiti dalle nuove regole sulle quote di emissioni;
– l’importazione da paesi extra Ue di beni in settori industriali ad alta densità di emissioni (CBAM);
– i target di riduzione delle emissioni per i paesi membri Ue in diversi ambiti (trasporti, edilizia, agricoltura, rifiuti, piccole imprese);
– il consumo di suolo;
– gli standard di emissioni per veicoli stradali;
– le emissioni di metano del settore energetico;
– i carburanti sostenibili per l’aviazione;
– le infrastrutture per i carburanti alternativi;
– le energie rinnovabili;
– l’efficienza energetica;
– le performance energetiche degli edifici;
– il mercato dell’idrogeno e del gas decarbonizzato;
– la tassazione su prodotti energetici ed elettricità.

Ultime direttive Ue

In particolare, in ambito Fit for 55, negli ultimi mesi del 2023 sono arrivate due nuove direttive UE su efficienza energetica e promozione delle energie rinnovabili che modificano e abrogano una serie di direttive e regolamenti precedenti.

A settembre 2023 è stata infatti pubblicata la nuova Direttiva UE n. 2023/1791 sull’efficienza energetica, con l’obbiettivo di un’ulteriore riduzione dell’11,7% dei consumi energetici entro il 2030, secondo i target del REPowerEU.

A ottobre 2023 la nuova Direttiva UE n. 2023/2413 (RED II – Renewable Energy Directive) ha portato al 45% l’obiettivo 2030 della quota di consumi energetici coperti da fonti rinnovabili. La RED II richiede che le rinnovabili per il 2030 rappresentino obbligatoriamente almeno il 42,5% del mix energetico Ue, la velocizzazione degli iter di approvazione degli impianti, la riduzione della dipendenza energetica dalla Russia.

Impatti e prospettive future nella politica energetica italiana

La proposta aggiornata del PNIEC 2030 italiano, che fissa le linee guida e gli obiettivi essenziali della politica energetica italiana, è stata inviata alla Commissione europea a luglio 2023. Riferimenti essenziali sono gli obiettivi del Green Deal Ue declinati nel pacchetto Fit for 55 e nel REPowerEU. In particolare, come del resto ulteriormente ribadito come obiettivo comune mondiale in chiave decarbonizzazione dell’economia nelle conclusioni della COP28 di dicembre 2023 di Dubai, dovrebbe essere fortemente accelerati gli investimenti sulle energie rinnovabili.

In particolare, l’obiettivo del PNIEC per il mercato elettrico italiano è coprire con le rinnovabili entro il 2030 almeno il 65% del mix nazionale, rispetto alle media del 30/35% sul totale dei consumi registrata negli ultimi cinque anni. Una sfida immane, la cui riuscita inevitabilmente dipenderà anche dalla disponibilità e dai prezzi nel mercato mondiale di molti metalli per gli impianti eolici e fotovoltaici, i sistemi di accumulo e la rete elettrica. In primis rame e alluminio.

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